I rifiuti dell’era digitale

15 febbraio 2007.

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L’allarme arriva da Greenpeace, attraverso un rapporto intitolato Cutting Edge Contamination, e riguarda l’inquinamento delle acque derivante dal processo produttivo di computers ed altri dispositivi elettronici. E’ il processo stesso di produzione ad essere inquinante, e questo lo si sa da sempre. La novità del rapporto di Greenpeace risiede piuttosto nel calcolo preciso dell’impatto ambientale provocato da questo tipo di industria. Le fabbriche dove vengono prodotti circuiti elettronici acquistano dai loro fornitori grosse lastre di bachelite ricoperte di rame. Le lastre vengono poi tagliate per assumere le giuste dimensioni. Su di esse viene disegnato lo schema del circuito finale e infine un lavaggio a base di sostanze acide elimina il rame al di fuori del disegno, lasciando sulla lastra di bachelite il circuito finale, quello sul quale verranno poi montati e saldati i componenti. Sotto accusa è proprio il lavaggio acido, altamente corrosivo. Secondo il rapporto, le industrie non hanno remore nello scaricare in pozzi e terreni il refluo dei lavaggi. Il risultato? Un elevata contaminazione di fiumi e falde acquifere in ampie zone che circondano le zone di produzione dell’hardware.

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Energia, il giusto ITER

24 novembre 2006.

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Cina, Corea del sud, Stati Uniti, India, Giappone, Russia e Unione Europea hanno firmato a Parigi il trattato per ITER, un progetto di reattore sperimentale a fusione termonucleare che punta a fornire tra qualche decennio un’energia pulita ed illimitata. L’accordo, per un valore di oltre dieci miliardi di euro, è stato firmato all’Eliseo ed è la conclusione di una lunga trattativa. ITER è la sigla di International Thermonuclear Experimental Reactor (reattore sperimentale termonucleare internazionale), e vorrebbe essere una via per il superamento dell’energia nucleare da fissione. Nei prossimi mesi a Bruxelles sarà inoltre siglato un accordo tra Europa e Giappone per la realizzazione di impianti complementari ad ITER.

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Corea del Nord, l’atomo della discordia

5 ottobre 2006

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Dopo gli esperimenti missilistici dello scorso 4 luglio, nei giorni scorsi il regime nordcoreano ha annunciato, tramite la propria agenzia ufficiale, che a breve terrà un test nucleare. L’annuncio crea allarme sia nella regione asiatica sia in occidente. E’ la prima volta, da quando a febbraio del 2005 affermò di avere messo a punto la bomba, che la Corea del Nord fa sapere di preparare un test nucleare, tra l’altro senza specificarne la data. Durissima la nota d’agenzia con la quale viene dato l’annuncio: “La gravissima minaccia di una guerra atomica rappresentata dagli Stati Uniti costringe la Repubblica popolare a condurre un test, quale passo indispensabile per mettere a punto un deterrente nucleare”. Altrettanto dura la risposta americana, affidata a Sean McCormack, portavoce del dipartimento di Stato americano che, in una dichiarazione rilasciata al Cairo, dove si trova in visita con la segretaria di Stato Condoleezza Rice, afferma: “Un test della Corea del Nord minerebbe la nostra fiducia negli impegni presi da essa nei negoziati a sei e rappresenterebbe una minaccia inaccettabile alla pace e alla stabilità in Asia e nel mondo”, chiudendo con ciò ogni possibile via di mediazione.

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G8: il nucleare forse, Kyoto può attendere

18 luglio 2006.

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Non c’era tempo per parlare di Cecenia, al G8 di San Pietroburgo. I leader degli otto Paesi più industrializzati del mondo avevano in agenda ben altro, argomenti ben diversi e distanti dal genocidio che avviene nella regione del Caucaso. Esattamente quel che desiderava Putin, che sostiene apertamente una linea politica secondo la quale la questione cecena è un problema interno della Russia. Per il leader del Cremlino era più importante parlare di gas naturale e dell’affermazione di Gazprom tra le 5 aziende con maggiore fatturato del mondo intero. Gli otto hanno approvato un documento tanto lungo quanto ambizioso sulla sicurezza energetica, ma sono apparsi pericolosamente divisi sull’uso del nucleare civile e sull’ambiente. Le differenti posizioni sulla sicurezza energetica vengono ammesse esplicitamente nella dichiarazione approvata nella seconda giornata del vertice di San Pietroburgo: “Riconosciamo che i membri del G8 perseguono strade diverse per raggiungere la sicurezza energetica e gli obiettivi di protezione ambientale”, sono le poche righe nella sezione dedicata all’energia nucleare, “Quelli fra noi che stanno considerando piani all’utilizzo o allo sviluppo dell’energia nucleare, sono convinti che tale sviluppo contribuirà alla sicurezza energetica globale, riducendo allo stesso tempo l’inquinamento e rispondendo così alla sfida del mutamento del clima”. Continue reading G8: il nucleare forse, Kyoto può attendere