Ucciso Alash Daudov

18 maggio 2005.

Pubblicato su Reporter Associati

Grozny. Ritorna il pericolo, mai completamente assopito a dire il vero, di una nuova fase calda del conflitto in Cecenia, stando a guardare gli eventi di oggi. Poche ore fa, le forze russe in Cecenia hanno ucciso Alash Daudov, un esponente di spicco dei ribelli ceceni, ricercato per aver partecipato all’organizzazione del sequestro del teatro Dubrovka di Mosca nell’autunno del 2002, di azioni contro la polizia a Grozny e Nazran e del sequestro della scuola di Beslan nel 2004.

A dire il vero non esistono prove dell’effettiva partecipazione di Daudov all’azione di Beslan (anzi più volte è emerso il sospetto che questa voce sia stata messa in giro ad hoc per screditarlo presso le forze politiche cecene più moderate), ma in ogni caso si trattava di un personaggio con molto seguito tra i militanti indipendentisti. Daudov, nato nel 1962, era un ex ufficiale della polizia cecena, indicato dal generale Ilya Shabalkin, portavoce militare di Mosca nella repubblica caucasica, come il “numero tre” della catena di comando ribelle guidata da Shamil Basayev.

Un commando delle forze speciali russe ha intercettato Daudov ed altri due militanti nel quartiere Oktyabrsky a Grozny, uccidendoli tutti. Secondo le dichiarazioni di parte russa, l’uomo aveva documenti, passaporto e patente di guida con falso nome (Mumad Aliyev), ed era in possesso di mappe delle città di Nazran, Grozny e Nalchik. L’identità degli altri due militanti uccisi non sembra essere ancora nota.

Le forze speciali hanno anche trovato alcune apparecchiature elettroniche sul cadavere di Daudov, come conseguenza è già iniziata in Russia la rincorsa verso le ipotesi più fantasiose e più strumentali, prima tra tutte quella del coinvolgimento di servizi segreti stranieri all’interno della questione cecena, o la solita ipotesi delle infiltrazioni islamiche. Chissà “come mai”, ma da un po’ di tempo a questa parte sembra che l’elettronica di precisione non venga più costruita a Taiwan, ma in “basi terroristiche presenti in nazioni arabe”. A riportare queste dichiarazioni, tutte fatte da parte russa, è l’agenzia RIA (http://en.rian.ru/russia/20050517/40368754.html)

Da parte cecena invece silenzio assoluto, tranne piccoli comunicati ricopiati dai dispacci delle agenzie russe

Nelle stesse ore, è iniziato a Vladikavkaz in Ossezia del Nord, il processo contro Nurpashi Kulayev, l’unico sopravvissuto catturato del commando degli oltre 30 terroristi che lo scorso settembre sequestrarono la scuola di Beslan, azione che, come si ricorderà, si concluse con un blitz delle forze speciali russe e con la morte di 330 ostaggi, compresi 172 bambini. Kulayev, che ha 24 anni, ceceno di nascita, ha ammesso di aver fatto parte del commando, ma ha respinto l’accusa di aver ucciso anche uno solo degli ostaggi.

Il processo non è iniziato in modo sereno, infatti al momento dell’apertura dell’udienza, erano presenti nell’aula del tribunale circa 50 parenti delle vittime, alcuni dei quali hanno scandito slogan per chiedere l’impiccagione o il linciaggio dell’imputato. Pochi giorni fa, probabilmente in vista della ricorrenza del 9 maggio, Shamil Basayev, dopo aver minacciato nuovi attentati, ha sostenuto che segretamente Mosca aveva proposto dei colloqui di pace, poi ha concluso affermando che “la doppiezza russa ha fatto fallire tutto”.

Se da un lato si può osservare che ancora una volta si ha l’impressione che da Mosca si voglia trattare e non trattare, restando su posizioni politicamente ambigue, dall’altro occorre sottolineare come con queste affermazioni Basayev dice apertamente di sentirsi “svincolato” da ogni impegno di dialogo con la Russia, e quindi continuare sulla linea armata.

La risposta russa è stata l’uccisione di Daudov e ciò potrebbe essere interpretato da Basayev come una nuova dichiarazione di guerra.

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