Il nucleare di Saluggia

27 maggio 2006.

Pubblicato su Altrenotizie

L’impianto Eurex di Saluggia (VC) è, come noto, un ex sito nucleare italiano, ora usato dalla SOGIN per l’attività di decomissioning degli impianti nucleari situati in Italia.
In pratica, nel sito di Saluggia vengono temporaneamente stoccati i materiali radioattivi, prima del loro invio ai siti di stoccaggio definitivi.
Nei giorni scorsi, piccole quantità di acqua sono fuoriuscite dalla piscina dell’impianto, infatti come spiega la stessa Sogin molti elementi radioattivi vengono fatti decantare in una piscina centrale costruita in calcestruzzo. Proprio dal calcestruzzo filtrerebbero piccole quantità di acqua contaminata da Plutonio.
Immediata la risposta della Sogin, che si affretta dichiarare che le piccole perdite non sono affatto pericolose. Secondo l’azienda infatti le acque uscenti dalla piscina vengono raccolte in una seconda vasca, e poi reimmesse nella vasca centrale.
Sul posto è accorsa l’Arpa Piemonte, che dal giugno 2004 svolge sistematicamente i controlli. Proprio secondo l’Arpa non sono mai state rilevate situazioni anomale: anch’essa respinge ogni ipotesi di fuoruscita verso l’esterno, ma questa corsa al minimizzare non ha tranquillizzato né i cittadini né le associazioni ambientaliste.

Ricordiamo che all’inizio dell’anno la Sogin ha approntato un progetto per la costruzione, sempre a Saluggia, di un secondo deposito di materiale nucleare, dopo un’apposita ordinanza del commissario straordinario per il nucleare.
Sull’intera questione sono scese in campo Legambiente, Pro natura, Greenpeace e Forum ambientalista che hanno chiesto l’intervento del presidente del Consiglio Romano Prodi con un duplice obiettivo: a breve termine di impedire la realizzazione del nuovo deposito e, in una prospettiva più ampia, di cambiare la politica sulla gestione nucleare in Italia. Le organizzazioni ambientaliste hanno inviato una lettera in cui lanciano un appello urgente al premier “affinché il nuovo Governo ponga fine alla gestione del nucleare con la logica dell’emergenza avviata dal Governo Berlusconi dall’anno 2003: logica che non ha ridotto i rischi, ha aumentato i costi e ha esasperato i cittadini”.
In particolare le associazioni ambientaliste chiedono la revoca delle ordinanze del commissario straordinario Carlo Jean, che oltre a ricoprire tale carica è anche il Presidente della Sogin, e la sospensione della direttiva dell’allora ministro Scajola con cui si dispone l’invio al riprocessamento di tutto il combustibile nucleare irraggiato giacente in Italia.

Nel frattempo, la realizzazione del deposito va comunque avanti. La Sogin ha infatti già lanciato il bando di gara per la costruzione nell’area dell’ex Eurex del deposito chiamato “D 2”, per stoccarvi le scorie radioattive cementate. L’importo dell’appalto si aggira intorno ai 4 milioni e 700mila euro e sarà aggiudicato all’azienda che avrà offerto il massimo ribasso percentuale. Sempre secondo il bando di gara, l’impianto dovrà essere costruito entro il termine di venti mesi.

Tutta la vicenda non fa altro che mettere in luce i risultati di una ventennale mancanza, in Italia, di un piano sensato di smaltimento delle scorie nucleari. Il secondo deposito di Saluggia serve proprio a questo: a stoccare “temporaneamente” materiali che non si sa dove spedire. Peccato che, in assenza di un piano, il “temporaneamente” si riferisca poi a qualche decennio.

E’ in particolare proprio il Piemonte a soffrire maggiormente dei danni della cattiva gestione del nucleare dopo il referendum del 1987. Infatti è il territorio piemontese a detenere il primato della quantità di sostanze radioattive collocate presso impianti o depositi nucleari, spesso non specificamente progettati per tale funzione.
Negli anni 1965-1987, l’esercizio della centrale elettronucleare Enrico Fermi di Trino Vercellese ha prodotto rifiuti radioattivi ed elementi di combustibile irraggiati che, in parte, si trovano ancora presso il sito della centrale, in parte sono stati traspostati presso il centro di ritrattamento di Sellafield, in Gran Bretagna, ed in parte sono stati trasportati preso il deposito Avogadro e presso l’impianto nucleare ex Eurex, entrambi situati a Saluggia.
Dall’esterno della Regione Piemonte nel corso degli anni 70-80 sono stati trasportati in Piemonte 322 elementi irraggiati della centrale elettronucleare del Garigliano di Sessa Aurunca in provincia di Caserta che sono tuttora depositati presso il deposito nucleare Avogadro di Saluggia.
Sempre dall’esterno del Piemonte sono stati fatti giungere dal Canada e dagli USA numerosi elementi di combustibile irraggiati tipo MTR e Candu che sono stati disciolti e ritrattati presso l’impianto nucleare Eurex di Saluggia, nel quale sono tuttora giacenti in forma liquida i rifiuti ad alta radioattività derivati da tale processo nonchè i materiali fissili (Uranio e Plutonio) recuperati.
Anche le attività di fabbricazione di combustibile nucleare svoltasi fino al 1987 presso gli impianti della Fabbricazioni Nucleari di Boscomarengo (AL) e dell’Enea di Saluggia hanno lasciato rifiuti radioattivi, se pur di minore entità, che sono custoditi presso gli stessi impianti.
Infine, non pochi rifiuti radioattivi sono stati prodotti da attività in campo biomedico quali quelle che si svolgono presso i laboratori Sorin, situati ancora una volta a Saluggia: anche in questo caso i rifiuti radioattivi sono depositati in loco.

In pratica, anche osservando superficialmente lo stato attuale del decomissioning nucleare italiano, si ha l’impressione che possa esserci un piano, dietro le quinte, studiato scientificamente, secondo il quale tutti i residui nucleari per i quali non si trova un’adeguata sistemazione finiscono prima o poi a Saluggia, piccolo comune del canavese, di appena 4100 abitanti, situato a 40 Km da Vercelli. Comune che avrebbe diritto ad un serio piano di riqualificazione ambientale e che, invece, sta vedendo la costruzione di un nuovo deposito di scorie, mentre la piscina attuale perde acqua contaminata.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *