Nuovi missili e nuove politiche

21 aprile 2006

Pubblicato su Altrenotizie

La Russia annuncia ufficialmente un nuovo potenziamento nel settore dei vettori in grado di trasportare testate nucleari.
Proprio mentre nel mondo infuriano le polemiche, spesso strumentali, sul programma nucleare iraniano, il direttore tecnico dell’Istituto per la tecnologia del calore, Yury Solomonov, ha dichiarato che entro il 2015 la Russia doterà di nuovi sistemi di lancio tutte le sue unità missilistiche, sia navali che terrestri.
Dopo la caduta del Patto di Varsavia, il governo di Mosca non può più contare su basi di lancio situate in Paesi terzi, pertanto secondo la attuale strategia di Putin di “mostrare i muscoli” sia in campo economico sia in campo militare, diviene fondamentale ottenere in breve tempo una totale autonomia.
Stando agli attuali programmi del Cremlino, la Russia manterrà i suoi attuali tre sistemi d’arma: i missili balistici intercontinentali basati a terra, i missili balistici SLBM montati su sottomarini (in grado di essere lanciati sott’acqua) e i missili strategici aeroportati. Questa triade consentirà di lanciare un attacco nucleare senza dovere ricorrere a basi in altri Paesi.
Solomonov, che è anche il capo progettista dei sistemi missilistici strategici Topol, ha aggiunto che “dopo il 2015 le forze missilistiche strategiche potranno operare in maniera efficace e senza alcun ulteriore ammodernamento fino al 2045, mentre altri Paesi avrebbero bisogno di 10-15 anni per progettare missili balistici intercontinentali simili ai russi Topol-M (SS-27) e Bulava.”

La Russia dispone di cinque reggimenti equipaggiati con missili Topol-M schierati in postazioni fisse protette e il primo reggimento equipaggiato con la versione mobile del Topol-M sarà operativo nel 2006. Finita la fase di sperimentazione, secondo il programma missilistico attuale, ci dovranno essere in tutto 2000 nuovi vettori.
I missili Bulava, la versione navale del Topol-M, potrebbero essere installati nel 2008 a bordo del sottomarino nucleare Borey della classe Yury Dolgoruky.

Entrambi i nuovi missili, dei quali non è stata resa nota la gittata massima, sono al momento in fase sperimentale.
“Dovremo fare almeno altri dieci lanci sperimentali del Bulava e poi analizzare i dati ottenuti per almeno tre anni”, ha detto Solomonov. Il primo test di lancio del Bulava si è svolto il 27 settembre 2005 dal Dmitry Donskoi, sottomarino nucleare della classe Typhoon. Il 21 dicembre 2005 un altro Bulava lanciato dal Dmitry Donskoi nel mar Bianco ha volato per migliaia di miglia fino a raggiungere un bersaglio inanimato nel poligono di Kura nella penisola di Kamchatka. In quest’ultima occasione, per la prima volta, il Bulava è stato lanciato dal sottomarino in immersione. Non è stata resa nota la profondità dalla quale è avvenuto il lancio.

Pochi giorni dopo le dichiarazioni di Solomonov, il Cremino ha reso noto, mediante l’addetto stampa del ministro della Difesa, Vyacheslav Sedov, che non sono stati forniti sistemi missilistici al governo iraniano.
Secondo alcuni giornali occidentali, infatti, la Russia avrebbe trasferito in Iran, tramite la Bielorussia, il sistema missilistico antiaereo S-300. Sedov ha dichiarato che la fornitura alla Bielorussia del sistema missilistico antiaereo S-300 da parte della Russia è stata effettuata secondo un piano di alleanza tra i due Paesi e che, le notizie dei mass media occidentali sull’evento, hanno gravemente travisato la realtà e sono pertanto una menzogna.

A venticinque anni di distanza dalla caduta dell’U.R.S.S., si torna a respirare aria di guerra fredda. In Russia non mancano i nostalgici, anche in politica. Tali nostalgici trovano spazio di manovra nella strategia aggressiva di Putin in politica estera.
A Washington non si respira di certo aria diversa. Nelle ultime settimane, come denunciato anche da Michail Gorbaciov dalle pagine del quotidiano italiano La Stampa, “l’inclinazione verso un raffreddamento, quando non verso una vera e propria ostilità verso la Russia è divenuta pane quotidiano”.
Venti anni fa, anche a causa della scarsa capacità politica di Boris Eltsin, negli Stati Uniti si alimentò l’illusione che la Russia sarebbe diventata un Paese subalterno dell’America nella costruzione di un ordine mondiale basato sul modello americano.
E’ chiaro che questa fase è finita e Vladimir Putin intende, entro la fine del suo mandato, costruire un nuovo blocco asiatico, soprattutto cooperando con la Cina ed alcuni Stati dell’ex U.R.S.S., in grado di fare da contrappeso agli U.S.A.; naturalmente in questo blocco la Russia dovrebbe avere un ruolo leader.
Per ora, tra l’ingresso del suo colosso energetico Gazprom nel mercato europeo e l’alleanza strategica sia militare che economica con Pechino tramite il trattato SCO, ci sta riuscendo benissimo. E Washington per quanto tempo accetterà ancora di perdere terreno in Asia centrale?

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