I russi sbarcano in Sicilia e comprano Priolo

Le compagnie petrolifere Erg e Lukoil hanno raggiunto un accordo per un’importante partnership nella attività di raffinazione costiera, attraverso la creazione di una nuova compagnia, la Erg Med, che sarà controllata dal gruppo Erg. La nuova compagnia è stata creata appositamente per acquisire la Raffineria Isab di Priolo, in Sicilia, che ha una capacità complessiva di 320.000 barili al giorno, ma anche gli impianti termoelettrici siti presso gli stessi impianti isolani, per una capacità di 99 MW, oltre che un livello minimo operativo di stoccaggi di materiali grezzi e prodotti, per un ammontare pari a 800.000 tonnellate di stoccaggi tra greggi e materiali prodotti, di cui circa la metà non più necessari al mantenimento dell’operatività e quindi potenzialmente cedibili sul mercato. Così, con l’ingresso di Lukoil, la Russia riesce a comprare in pratica un pezzo di Sicilia, che è anche un pezzo importante: la raffineria di Priolo, che negli anni è stata sia il motore dell’economia del sud-est della Sicilia sia la principale industria avvelenatrice di quel territorio.

Ma la piccola azienda petrolifera genovese, la Erg, non poteva non accettare l’accordo proposto da Mosca. Infatti, con l’ingresso di Lukoil arrivano alla Erg 1,34 miliardi di euro, una non indifferente risorsa economica, per un’azienda che trova in una situazione industriale non proprio precaria, me nemmeno felice. Erg, infatti, possiede il 22% della capacità di raffinazione italiana e circa il 9% dei prodotti petroliferi consumati italiani, ma è poco presente all’estero ed anche in casa deve fare i conti con un concorrente come ENI, grande, importante, che dispone di appoggio politico ma soprattutto di accordi e partnership in tutto il mondo.

Andando a guardare in dettaglio l’accordo Erg-Lukoil, si scopre che il meccanismo societario inventato per Priolo è un po’ complesso. Nel comunicato stampa ufficiale di Erg si dichiara: “In base all’accordo la nuova società sarà posseduta al 51% dal Gruppo Erg e al 49% dal Gruppo Lukoil. A fronte dell’acquisizione del 49% di partecipazione nella Erg Med, Lukoil riconoscerà a Erg Med la somma di 1.347,5 milioni di euro come corrispettivo pro-quota per la valorizzazione degli assets conferiti, esclusa la quota dello stoccaggio minimo operativo che sarà valorizzato ai prezzi di mercato alla data del perfezionamento dell’operazione (“closing”), previsto entro la fine del 2008. Il controvalore implicito relativo al 100% degli “assets” oggetto del conferimento è pari quindi a 2.750 milioni di euro, non inclusivo del valore di mercato dello stoccaggio minimo operativo. L’accordo prevede inoltre il riconoscimento ad Erg Med di un’opzione ‘put’ relativamente alla propria partecipazione del 51%. I diritti di opzione saranno esercitabili, tutti o in parte in una o più soluzioni già convenute, nell’arco di cinque anni a decorrere dall’inizio del secondo anno successivo alla data di perfezionamento dell’accordo (‘closing’). Il prezzo di esercizio dei diritti per il 100% degli assets conferiti in Erg Med (non inclusivo dello stoccaggio minimo operativo) sarà a valori di mercato (‘fair market value’) all’interno di un intervallo (‘collar’) che prevede un massimo (‘cap’) pari a 2.750 milioni di euro ed un minimo (‘floor’) pari a 2.000 milioni di euro”.

Tutti bei dettagli tecnici, in questo comunicato stampa, che non aiutano nè il pubblico nè gli operatori del settore a comprendere bene cosa sta succedendo. In particolare, si vorrebbe capire sia che cosa è Erg Med e che cosa è un’operazione “put”. A quanto risulta, Erg Med è il ramo di azienda di Erg che possiede e gestisce la raffineria di Priolo da 320.000 barili al giorno, ma anche un’altra raffineria, sempre nella zona di Augusta-Priolo, ex Agip, che fu venduta nel marzo 2005 da Eni. Pochi mesi prima le due raffinerie erano state interconnesse da Eni ed Erg per costituire un polo unico per un totale di circa 380mila barili al giorno. Questo sito vedrà ora l’interessamento finanziario al 49% di Lukoil: un altro pezzo d’Italia che se ne va. In Russia.
Una operazione “put”, invece, consiste nel diritto di Erg di vendere, in questo caso entro cinque anni, il restante 51% di Erg Med a Lukoil a un prezzo che non potrà eccedere, né in positivo né in negativo, un determinato intervallo che, nel caso specifico, va dai due ai 2,75 miliardi di euro. Quindi, Erg è in difficoltà economiche, ha bisogno di liquidi, di molti liquidi, in tempi brevi; crea una nuova società, le conferisce la raffineria di Priolo e vende ai russi il 49% di questa nuova società, con il particolare importante che, qualora avesse nel futuro prossimo ulteriore bisogno di liquidità, è già contrattualizzata l’opzione per vendere a Lukoil anche il restante 51%.

Questo assetto contrattuale lascia immaginare scenari prossimi non del tutto rosei: prima di tutto non si tratta di una partnership strategica, perché non ci sono progetti comuni tra le due aziende. Erg ha soltanto avuto la necessità di reperire contanti, togliendosi quasi metà del rovescio della medaglia di Priolo: una raffineria vecchia 33 anni, che sta in un’area che necessita di pesanti investimenti di bonifica, non dimentichiamo che Priolo è uno dei primi 15 siti di interesse nazionale da bonificare, un impianto guardato a vista dagli ambientalisti, che d’ora in avanti se la dovranno vedere con una controparte moscovita.

Da parte sua, Lukoil si trova il 49% di una raffineria già pronta e funzionante, senza dover costruire alcun nuovo impianto, e che le da diritto a ricevere 160.000 barili al giorno di gasolio che potrebbero presto diventare il doppio. Erg, infatti, dopo anni di annunci, comunicati e piani industriali riguardanti il rilancio dell’attività di Priolo ha trovato come sfuggire nel caso in cui le cose si mettessero male: potrebbe andarsene esercitando l’opzione di vendita di tutto il resto a Lukoil.

Il risultato? E’ che in ogni caso, Priolo non chiuderà, come chiedono ambientalisti e persone sensibili ai temi ecologici. O con Erg, o con Lukoil, si è garantita in ogni caso la sopravvivenza dell’impianto. Gli amministratori locali hanno apprezzato l’accordo in nome della difesa del livello occupazionale. Per ora. Perchè se Lukoil dovesse diventare proprietaria unica degli impianti, il mantenimento del livello occupazionale è ancora da dimostrare.

Nel frattempo, negli affari esteri di ENI avviene una novità non di poco conto: Gazprom si accinge a esercitare l’opzione di acquisto sulla quota del 20% di Gazprom Neft detenuta da Eni, per circa 4 miliardi di dollari. L’ha reso noto Andrei Kruglov, vice presidente di Gazprom, all’agenzia Ria-Novosti. Eni aveva acquistato il 20% di Gazprom Neft durante la svendita degli asset dell’ex gigante russo del petrolio Yukos, messi in liquidazione giudiziaria dopo la condanna dell’oligarca Mikhail Khodorkovski a otto anni di reclusione. Ora, la Russia – non dimentichiamo che Gazprom è un’impresa a maggioranza pubblica – viene a riprendersi le quote vendute agli stranieri.

Ci troviamo quindi in un momento di grossi acquisti da parte russa in Italia. Questo non significa affatto che ci sarà maggiore concorrenza sul nostro mercato degli idrocarburi, anzi! I Russi arrivano in Italia ad investire miliardi di euro o di dollari, lo fanno perchè il nostro mercato è debole sul piano internazionale, e quindi facile da conquistare. E se vengono dalla Russia ad investire, vuol dire che intendono guadagnarci fortemente. Segno che dopo l’ingresso pesante e invasivo dei capitali francesi nella gestione del sistema-Italia, ora è il turno della Russia, di attuare politiche di neocolonialismo economico-industriale in quello che era “il bel Paese”, quello che non ha saputo reggere il peso del mercato globalizzato.

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