Krsko, Slovenia: torna l’incubo nucleare

5 giugno 2008

Pubblicato su Altrenotizie e Pressante

Alle 17.38 di ieri, 4 giugno 2008, un segnale d’allarme gela l’Europa: si tratta di una segnalazione di un incidente alla centrale nucleare di Krsko, nel sud-ovest della Slovenia, a 130 Km da Trieste. L’incidente è stato segnalato a Bruxelles attraverso il sistema di allarme nucleare rapido Ecurie, con il quale l’Ue ha successivamente informato tutti gli stati membri, alle 18.27, quando la potenza del reattore era stata ridotta al 22%. Secondo quanto riferito, si è verificata una perdita di liquido dal sistema di raffreddamento principale della centrale nucleare.

Un portavoce della Commissione europea ha poi dichiarato che non ci sono state fughe di radioattività e che le procedure messe in atto dalla Slovenia sono state corrette. La Commissione, ha aggiunto, attende ora ulteriori informazioni sulla situazione. In via precauzionale, tuttavia, l’impianto è stato chiuso “per qualche ora”. La centrale nucleare di Krsko, è un tipo di impianto in cui il liquido refrigerante è in ogni caso radioattivo. Pertanto, se c’è stata una perdita di liquido c’è anche stata una fuga radioattiva che, per la posizione geografica della centrale, può interessare tutto il territorio europeo. Ma come avviene sempre in questi casi, dagli anni ’60 in poi…
immediatamente si susseguono le fonti istituzionali che minimizzano, che rassicurano e dichiarano che non è successo nulla.

“L’impianto dovrà restare chiuso in modo da rendere possibile verificare qual è la causa del problema”, ha dichiarato alla Reuters la portavoce del ministro dell’Ambiente di Lubiana, Darija Dolenc, aggiungendo che non è possibile dire per quanto tempo l’impianto resterà fermo. “Non ci sono ripercussioni sull’ambiente e non ce ne aspettiamo”, ha detto il capo dell’amministrazione slovena per la sicurezza sul nucleare, Andrej Stritar. In ogni caso, la procedura di spegnimento è terminata alle 22.00. A quel punto l’impianto non è più attivo ed è in condizioni “sicure”: il reattore non lavora e non produce energia elettrica.

La centrale nucleare di Krsko è stata collegata alla rete elettrica il 2 ottobre del 1981, ma è diventata operativa solo più di un anno dopo, il 15 gennaio del 1983. È costituita da un reattore ad acqua pressurizzata realizzato dalla Westinghouse con una capacità di 632 megawatts. Funziona con 121 elementi di uranio arricchito, acqua distillata come rallentatore e 33 fasci da 20 barre di argento, cadmio e indio per regolare la potenza. La compagnia che gestisce la centrale è la Nuklearna Elektrarna Krsko (Nek) che è di proprietà della compagnia elettrica slovena Gen-Energija e della croata Hrvatska elektroprivreda (Hep). Fornisce più di un quarto della energia elettrica necessaria alla Slovenia e un quinto di quella utilizzata dalla Croazia.

Le scorie nucleari prodotte vengono custodite in un deposito poco distante che raggiungerà il limite di capacità fra tre anni. La data stabilità per la cessazione dell’attività della centrale di Krsko è il 14 gennaio del 2023 e i lavori di smantellamento andranno avanti per 13 anni. L’anno scorso lo stabilimento era stato chiuso per un mese a causa di lavori di manutenzione.

In Italia, alla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia non è arrivata nessuna richiesta. “Non è stata allertata neppure la Protezione civile slovena” – dice Guglielmo Berlasso, direttore della Protezione civile della regione – “con la quale siamo in costante collegamento. A quanto ne sappiamo deve esserci stata una perdita di potenza di un reattore della centrale di Krsko. Non sappiamo nulla di più.”

E’ stata immediatamente attivata anche la sala di emergenza dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Apat) collegata alla rete internazionale. “Appena abbiamo ricevuto la comunicazione, intorno alle 18”, dice all’Ansa il direttore del dipartimento nucleare dell’Apat, Roberto Mezzanotte, “abbiamo subito attivato la sala di emergenza. Al momento dalle comunicazioni non risultano perdite radioattive e non è nemmeno atteso un rilascio esterno”. In serata il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha comunicato che nessuna traccia di radioattività è stata riscontrata nel capoluogo giuliano e a Muggia, le località più vicine al confine con la Slovenia.

Il governo tedesco, da parte sua, ha mobilitato in serata i propri servizi competenti dopo l’allerta europea seguita a un incidente nella centrale nucleare di Krsko, in Slovenia. “Il governo federale ha dato mandato ai propri servizi competenti di esaminare e valutare l’incidente”, ha detto il viceministro dell’ambiente Michael Mueller. L’Autorità francese per la sicurezza nucleare (Asn) ha dichiarato attraverso un proprio portavoce di essere in contatto con la sua omologa slovena. La sezione tedesca di Greenpeace ha sottolineato in un comunicato come una tale allerta europea sia “molto insolita”. E non ha torto: l’evento è stato classificato al livello più basso nella scala di gravità degli incidenti nucleari. Pertanto risulta alquanto sospetto che da un lato ogni istituzione, competente e non, è partita con le rassicurazioni di rito e dall’altro, invece, è stato lanciato un allarme a livello continentale.

“Una situazione che porta la Commissione Europea all’allerta in tutti i Paesi membri sulle possibili conseguenze di un incidente nucleare, non può essere considerato come qualcosa del quale non ci si debba preoccupare”, si legge in un comunicato dell’organizzazione ambientalista, secondo il quale l’incidente a Krsko è “la prova della minaccia che tutte le installazioni nucleari in Europa pongono per la popolazione e l’ambiente”.

Altri sospetti vengono dalla confinante Austria, dove il ministro dell’ambiente, Josef Proell, ha chiesto spiegazioni a Lubiana per non essere stato informato correttamente sull’incidente alla centrale di Krsko. Secondo Proell, gli sloveni hanno dapprima segnalato l’incidente come una “esercitazione” e non come un problema reale. “Ciò mette seriamente in discussione la nostra fiducia nel sistema di allerta sloveno”, ha dichiarato il ministro, aggiungendo che solleverà la questione al prossimo consiglio dei ministri della Ue a Lussemburgo.

In Italia, sul piano politico, l’unico ad intervenire sull’incidente è stato il presidente dell’IDV Antonio Di Pietro, che a proposito della tecnologia ad acqua pressurizzata, ha dichiarato: “Queste sarebbero le centrali nucleari sicure che vogliono costruire anche in Italia? Quelle per cui la Ue lancia l’allarme atomico? Sono soldi sprecati per una tecnologia pericolosa e obsoleta”. Staremo a vedere, nei prossimi giorni, se le istituzioni europee riusciranno a tenere nascosti i reali valori di radioattività, o se saranno costrette ad ammettere la fuga radioattiva.

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