La bufera sul commissariato: Operazione Rompiballe

29 maggio 2008

Pubblicato su Altrenotizie

Non è la prima volta che in Campania la magistratura colpisce i vertici di un commissariato straordinario che opera puntualmente in modo illegale. Era già capitato durante il commissariato di Bertolaso, che aveva visto l’arresto del suo vice, Claudio Di Biasio, per favoreggiamento alla criminalità organizzata. Anche il vice di De Gennaro, di recente, ha avuto un avviso di garanzia. Stavolta, i reati contestati ai 25 indagati sono associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito, truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità ideologia commessa da pubblici ufficiali. Nei guai finisce anche un funzionario della provincia di Caserta. L’hanno chiamata “operazione rompiballe” perché al telefono, il responsabile di un impianto della provincia di Caserta parlava così della discarica aperta di Lo Uttaro: “Rompiamo le balle, quelle più malprese, e le utilizziamo come scarti”. Tra i nomi degli arrestati, spicca quello di Marta Di Gennaro, responsabile del settore sanitario della Protezione civile, in passato il vice di Bertolaso all’epoca in cui era stato commissario straordinario per l’emergenza rifiuti.

C’è anche un altro indagato eccellente, il prefetto di Napoli Alessandro Pansa. Per lui l’ipotesi di reato è di falso ideologico. Secondo la Procura di Napoli, il trattamento al quale la spazzatura deve essere obbligatoriamente sottoposta nel prima fase del ciclo di smaltimento, la separazione dell’umido dal secco e tutti gli altri processi che portano alla stabilizzazione del rifiuto, venivano certificati ma non eseguiti. E’ una tecnica simile a quella del “girobolla”, cioè la falsificazione della documentazione praticata dall’ecomafia. Solo che stavolta a praticare lo strategemma era un commissariato che dipende direttamente dalla presidenza del Consiglio dei Ministri.

Funzionari dello Stato, impiegati e responsabili delle aziende, spesso a capitale pubblico, che dovevano fronteggiare l’emergenza si sarebbero macchiati di “generalizzate quanto deplorevoli e inquietanti prassi che hanno connotato l’intera abusiva gestione”, e avrebbero fatto “ricorso ai più disparati espedienti per la dissimulazione della realtà, controlli apparenti, controllo dei controllati, valenza esclusivamente scenografica di riunioni per l’allestimento dati, il cui dichiarato possesso era solo un bluff”. Grazie a questa attività illecita, in discarica sono finite tonnellate di rifiuti che non potevano andarci, pieni di sostanze velenose e putrescibili, piene di percolato che si è diffuso nel sottosuolo campano.

Come se non bastasse, questo materiale che doveva essere obbligatoriamente pretrattato è stato anche mandato in Germania: anche i treni diretti in Sassonia venicano caricati di rifiuti grazie a false certificazioni. Secondo il gip, Marta Di Gennaro era consapevole che “il rifiuto spedito non avrebbe mai superato i controlli, ancorché corredato da certificazioni analitiche (evidentemente inattendibili) che ne confermavano la natura e le qualità dichiarate e, d’altro canto, sarebbe stata pura esercitazione di stile pretendere da Fibe un prodotto corrispondente a quello dovuto e al codice medesimo assegnato”.

L’indagine raccoglie ore e ore di conversazioni intercettate, soprattutto quelle di Marta Di Gennaro. Ha fatto scalpore una delle sue telefonate a Bertolaso, dopo una riunione riguardante l’apertura della discarica di Terzigno, in cui gli riferisce ciò che ha detto ai suoi interlocutori: “Noi stiamo parlando di una discarica da truccare e voi ci dovete aiutare”. La discarica “da truccare” si trova in pieno Parco Nazionale del Vesuvio. Secondo i magistrati inquirenti, il commissariato ha fatto un uso arbitrario dei rifiuti e la conseguenza non è semplicemente la puzza che si sprigiona, quanto magari le esalazioni di metano ed altri gas pericolosi e la percolazione di materiale putrefatto.

E stavolta la camorra non c’entra molto, se c’è stata ha fatto solo da manovalanza con i suoi mezzi di trasporto. Stavolta ad essere messe sotto accusa sono le strategie adottate dallo Stato. Strategie che, ancora una volta, sono state studiate per permettere al commissariato di autoriprodursi, continuare ad esistere, fagocitare altro denaro pubblico da gestire in emergenza, in nome del “fare presto”, che si è sostituito al “fare bene”. Il gip di Napoli, Rosanna Saraceno, parla di una “colossale opera d’inquinamento del territorio”, basata sulla possibilità di “nascondere proprio sotto le tonnellate di quei rifiuti che si dovrebbero smaltire correttamente la pessima gestione degli stessi”.

Rimarcano, i magistrati, che nelle telefonate di numerosi indagati si parla di “scempio ambientale, disastro ambientale, porcheria epica”, e questo lascerebbe pensare a “relazioni e dossier tenuti nel cassetto” invece che indirizzati all’autorità giudiziaria. Sono emersi tentativi di ostacolare i carabinieri del Noe che stavano conducendo le indagini.

Probabilmente è solo una punta d’iceberg, solo un coperchio che sta iniziando a sollevarsi sulla grande pentola del disastro dei rifiuti in Campania, che si sta dimostrando un disastro di Stato. Intanto, i cittadini si chiedono di sapere se possono fidarsi dello Stato. Cosa affatto facile, pare di poter dire..

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