La fuga di Microsoft

07 febbraio 2008

pubblicato su Altrenotizie

Microsoft ha lanciato un’OPA per l’acquisizione di Yahoo! con una transazione valutabile in circa 44,6 miliardi di dollari, pari a 31 dollari per azione. “L’offerta non è soggetta a nessuna condizione finanziaria”, ha reso noto Microsoft, “riteniamo che essa possa sviluppare un valore superiore per gli azionisti”. “La combinazione delle due compagnie”, continua il comunicato di Microsoft, “offrirà una scelta competitiva, svilupperà benefici di scala e calmiererà i costi per gli inserzionisti”. Grazie all’acquisizione, Microsoft vede all’orizzonte un volume di affari che genererebbe entrate per almeno un miliardo di dollari l’anno. “Siamo pronti a iniziare le trattative immediatamente ci aspettiamo che il Cda di Yahoo esamini la proposta”. La casa di Redmond si è anche impegnata a lavorare fin da subito a stretto contatto con il management di Yahoo!, in modo da arrivare a chiudere l’operazione nel secondo semestre 2008, in linea con le sue previsioni.

Secondo alcuni analisti attenti, l’economia americana è prossima alla peggiore recessione delle propria storia, e non solo secondo alcuni analisti, visto che la recessione è stata ammessa dallo stesso Bush nel proprio discorso all’Unione. Microsoft è leader incontrastato dell’informatica a livello globale, ma la sua dirigenza si è accorta che il corso dell’economia sta cambiando, ed il risultato è stato il lanciarsi alla conquista di Yahoo!. Molti commentatori si sono subito affrettati, sia sulla stampa sia in tv, a vedere l’OPA su Yahoo! come una mossa contro Google. Non si capisce, a dire il vero, il motivo di tanta miopia, e soprattutto di tanta fretta nel dare una valutazione fuori strada.

Quel che sembra, piuttosto, è che si tratti di una mossa strategica per salvare la stessa Microsoft, e non certo Yahoo!, prima dell’inizio della recessione, cioè il tentativo di riposizionarsi nella competizione mondiale, e non si tratta certo di una competizione contro Google, che non è il vero avversario. I veri avversari di Microsoft sono altri, sono l’Open Source ed il Web 2.0, cioè non sono aziende, ma modi di fare l’informatica. Modi di fare che sono l’esatto opposto rispetto al come si è affermata Microsoft. Ed è proprio l’Open Source, prima ancora che Google, che può portare un rivoluzionarsi dell’economia del settore informatico e delle telecomunicazioni. Rivoluzionarsi che a Redmond viene visto come un ulteriore pericolo di recessione.

Da qui la scelta di Microsoft di lanciare un’Opa ostile su Yahoo!, approfittando della profonda debolezza di quest’ultima, che proprio pochi giorni fa ha annunciato notevoli tagli di personale a livello mondiale. Tagli di personale che sono preoccupanti non solo per Yahoo!, ma per tutti. E’ una crisi profonda che non si limita alla sola Internet, ma anche all’informatica di base. Una crisi che si prospetta come la fine del predominio e della fase di espansione dei colossi americani dell’informazione. Per questo motivo, non risulta affatto che l’eventuale acquisizione di Yahoo! da Redmond possa calmierare i prezzi per gli inserzionisti, visto che in termini assoluti, gli investimenti in pubblicità online delle imprese stanno precipitando.

Precipitano perchè non vengono acquisite nuove fette di mercato. Semplicemente Internet sta progressivamente acquisendo quella che era la pubblicità tradizionale, ma in termini assoluti non si è creato un nuovo mercato, il mercato è sempre lo stesso con la differenza che in termini assoluti è in decisa decrescita. Infatti i dati sulla pubblicità digitale, indicati in passato come la prova della crescita futura, sono invece esattamente opposti: sono numeri che dimostrano una profonda crisi di sistema. Crisi che sta colpendo in generale tutto il mercato della pubblicità, crisi che non può che essere strettamente legato alla implosione delle imprese. Soprattutto negli USA e, in secondo ordine, anche in Europa.

Quindi, se proviamo a tirare le somme, l’economia digitale, dopo la “bolla speculativa” di qualche anno fa, non sta creando valore aggiunto, e non sta neanche creando nuova occupazione, se non estremamente precarizzata, sta semplicemente facendo da paracadute per l’economia tradizionale.
Ci sono altri segnali, che mostrano fortemente questo andamento. Segnali che vengono tutti dall’Estremo Oriente.

Tanto per cominciare, l’industria occidentale, non solo quella informatica, si espande verso i mercati asiatici, alla ricerca di mercati completamente nuovi, per non crollare sotto il peso dei propri debiti bancari. Effettua investimenti in Asia, ma ottiene rendimenti molto bassi, poiché li realizza in valuta locale. Di contro, questi investimenti stanno facendo arricchire i soggetti locali asiatici, che partono dal basso, partono già investendo in valuta locale, e riescono ad essere competitivi, e spesso vincenti, contro le multinazionali stesse.

Così, il vero crollo di Yahoo! non è avvenuto su scala planetaria, ma è avvenuto in Cina, dove è stata scalzata dagli operatori locali nel campo dei motori di ricerca. Analogamente, Microsoft ha visto un profondo insuccesso del suo Vista proprio nella stessa Cina, dove è stato venduto in poche centinaia di esemplari, e sapendo quanti abitanti ha la Cina, venderne poche centinaia significa aver venduto zero. Di contro, se è proprio in Cina che si diffonde un sistema operativo (non Microsoft) Open Source al ritmo di milioni di nuove copie al giorno, ecco che appare quale è il vero avversario di Redmond. Se in Cina non si usa Vista, e la Cina è il Paese con il maggior tasso di crescita nel settore informatico e Internet, per Microsoft c’è poco da fare: c’è da trovare un nuovo business, diverso dai sistemi operativi e dalle office application (dove la concorrenza di Open Office sta guadagnando sempre nuovi spazi).

E infatti nelle ultime ore anche Google, sulla scia di Microsoft, ha lanciato
un’Opa su Yahoo! Strategia di contrasto verso la casa di Redmond, ma soprattutto
la volontà di rimanere leader nei settori veramente strategici: i motori di
ricerca e quei servizi online che sono la base del Web 2.0, quelli cioè che
permettono agli utenti di generare da soli i contenuti della Rete e di
condividerli.

Nel frattempo, anche nel mondo occidentale le cose non si mettono bene. L’ideologia dell’Open Source guardagna fortemente consensi, e non solo tra gli utenti finali, ma anche a livello istituzionale. Ricordiamo infatti la multa inflitta dall’Unione Europea a Microsoft per la posizione dominante sul mercato assunta negli anni, e soprattutto la richiesta dei codici sorgenti da parte dei Governi Europei, la cui segretezza è stata il baluardo della casa di Redomond fin dagli anni ’80.

Allora se questo è il quadro mondiale, c’è poco da fare: appare chiaro che l’attuale Opa su Yahoo! non è altro che un’azione, anche coraggiosa, di uscita dal mercato dei software di sistema ed il tentativo di entrare nel mercato del futuro, quello che qualcuno ha chiamato Open Source Informations, meglio conosciuta Web 2.0.

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