La Campania e il piano De Gennaro

28 gennaio 2008

Pubblicato su Altrenotizie

Sei invasi dove depositare rifiuti, la riapertura di tre vecchie discariche, l’attivazione di altrettanti siti di stoccaggio e l’utilizzo di due vasche per la raccolta del percolato. Questo è in estrema sintesi il piano di De Gennaro per risolvere l’emergenza rifiuti in Campania. A riaprire sono le discariche dismesse di Difesa Grande ad Ariano Irpino, che accoglierá fino a 42mila tonnellate di rifiuti, Villaricca in provincia di Napoli, con una capienza di 35mila tonnellate, e Montesarchio in provincia di Benevento, per 21mila tonnellate. In più, c’è l’allestimento di tre siti provvisori per lo stoccaggio di immondizia “tal quale” ed ecoballe. Sono Marigliano, per 98mila tonnellate, Ferrandelle in provincia di Caserta, per 350 mila tonnellate, e Pianura, per 20mila tonnellate. In quest’ultimo sito (un capannone privato, in un’area distinta da quella di Contrada Pisani sequestrata dalla magistratura) saranno stoccate solo le ecoballe e si avvieranno le procedure sperimentali per inertizzarle.

Come corollario, ci sono i “pieni poteri” assegnati direttamente da Palazzo Chigi a De Gennaro. Tutto ciò in via temporanea? Nessuno può essere certo che una manovra di questo tipo sia temporanea, ma quel che è sicuro, a meno di future proroghe, è che in base all’ordinanza del 12 gennaio per ben quattro mesi il supercommissario, con l’ausilio del suo vice, il generale dell’esercito Franco Giannini, già a capo della missione italiana in Kossovo e capo del comando logistico Sud, avrà completa mano libera e potrà: aprire discariche, megadiscariche, cimiteri di ecoballe, ovunque lo ritenga opportuno e senza consultare nessuno, anche in deroga alle leggi vigenti, in nome dell’emergenza, ed anche in deroga alle regole sulla Valutazione di Impatto Ambientale Sanitaria.

E c’è di più. L’articolo 2, comma 1, del decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri dice anche “in deroga a specifiche disposizioni in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione del territorio e della difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria”. Così, diventa possibile violentare ulteriormente i già superinquinati territori della Campania, nonché “individuare altri siti, aggiuntivi o sostitutivi, per lo stoccaggio o lo smaltimento, ivi comprese le discariche chiuse che presentino ancora volumetrie disponibili”.

Quel che è certo, visti i precedenti, è che la struttura commissariale non farà l’unica cosa che andava subito fatta: ossia un piano straordinario e capillare per ridurre, a partire dalla plastica, dagli imballaggi, dai materiali usa e getta, dalle sostanze tossiche delle industrie, differenziare e riciclare i rifiuti.

Invece, le soluzioni che appaiono nel piano di De Gennaro sono tutte fatalmente ancora temporanee. Possono di sicuro ritardare di circa 90 giorni l’esplosione del problema in tutta la sua drammaticità, ma non costituiscono certo una soluzione definitiva. Infatti, riuscirà a raccogliere il milione di rifiuti sparso in mezzo le strade, ma ogni giorno la Campania produce 7000 nuove tonnellate di spazzatura. Che tra tre mesi non si saprà dove mettere, ma su questo De Gennaro non ha fornito spiegazioni, visto che sarà oramai al termine del suo incarico.

Quindi, si tratta di soluzioni solo a breve termine, per togliere i rifiuti che ora sono in strada, ma se non si trova una soluzione a medio termine ci ritroveremo ancora nella stessa situazione una volta saturate le discariche vecchie e già piene usate dal commissario straordinario. Stessa situazione per i siti di stoccaggio individuati: potranno ospitare rifiuti ma solo per 30 giorni, poi vanno rimossi perché sono aree transitorie altrimenti diventerebbero discariche non messe in sicurezza.

Intanto, in tutta la provincia di Napoli ed in certe zone di quella di Caserta, c’è tutto un susseguirsi di blocchi stradali, occupazioni, spazzatura in fiamme, sindaci con la fascia tricolore alla guida delle rivolte popolari: la protesta in Campania è alimentata soprattutto dalle migliaia di tonnellate di spazzatura che, nonostante gli sforzi, continuano a rimanere in strada. In queste ultime ore, stanno entrando in azione le ruspe per riaprire le discariche chiuse e allestire i siti indicati.

Con una forte opposizione popolare che non fa altro che acuire la frattura che si è aperta da anni nella democrazia della Campania. E’ con questa realtà che il commissario deve fare i conti. Per ora, si sono visti soltanto i continui appelli ad un non meglio precisato “senso di responsabilità”.

In attesa di uno spiraglio, sull’emergenza campana è piovuto in queste ora l’ennesimo avviso di garanzia. Questa volta è la procura di Benevento ad indagare sette persone, tra cui l’ex commissario Corrado Catenacci, per lo sversamento nella discarica di Montesarchio (una delle tre indicate da De Gennaro) di rifiuti “non conformi a quanto prescritto dalla legge”. I sette sono accusati a vario titolo di disastro ambientale, inquinamento atmosferico e del suolo, sversamento reiterato di rifiuti pericolosi.

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