La Campania alle strette

5 gennaio 2008

pubblicato su Altrenotizie e Carta.org

Si era capito qualche giorno prima di Natale che la situazione sarebbe di nuovo precipitata. La chiusura – a dire il vero doverosa e non rinviabile da tempo – del sito di Taverna del Re a Giugliano, il grande deposito di ecoballe noto a tutti dopo le sue innumerevoli presenze televisive, è avvenuto senza che il commissariato di governo trovasse un sito alternativo dove “parcheggiare” la monnezza campana. In un momento dell’anno già più critico degli altri, l’intera Campania si è così ritrovata senza un luogo idoneo dove depositare i propri rifiuti. In un momento critico, dove più che mai sarebbe stato necessario l’intervento, con buon senso, da parte della politica e delle istituzioni commissariali, si è assistito all’ennesimo momento di completa incapacità di pensare soluzioni. Le feste natalizie campane sono state l’ennesimo brancolare nel buio da parte di chi è stato chiamato a proporre, spesso interpretato come “imporre”, soluzioni a lungo termine. Senza un luogo dove portare i rifiuti, i sette impianti di tritovagliatura dei rifiuti, gli ex impianti di CDR si sono rapidamente saturati, fino a fermarsi. Fermati gli impianti, non è più stato possibile togliere i rifiuti dalle strade. Un copione già visto.

L’ennesima “emergenza nell’emergenza”, dove tanto per cambiare si è avuta la percezione che i cumuli maleodoranti traboccanti dai cassonetti servissero a coprire ed a seppellire la scarsa autorevolezza, ma anche la scarsa competenza, da parte di un commissariato, espressione del Governo Nazionale, che si è dimostrato negli anni essere solo una pesante macchina mangia soldi (pubblici). L’unica novità sul fronte istituzionale non è stata certo la fine dell’emergenza campana. E’ stata piuttosto lo “spacchettamento”, che in ogni caso significa non una riduzione ma una moltiplicazione dei commissari. Infatti le misure adottate da Palazzo Chigi prevedono la proroga dell’emergenza fino al 30 novembre 2008 e le figure di un “commissario gestore” dell’emergenza che “affiancherà gli enti locali” e un “commissario liquidatore» per risolvere “la partita finanziaria che si è accumulata nel corso degli anni”. Si tratta di un evidente “atto riproduttivo” del commissariato stesso, ma non solo: evidenzia l’ennesima sottovalutazione della gravità del problema da parte del Governo.

A distanza di oltre quattro 4 anni dalle dimissioni del Presidente della Giunta Regionale dalla carica di commissario ai rifiuti, oltre 4 anni in cui il governo ha assunto la titolarità del Commissariato, anziché usare positivamente i massimi livelli del potere commissariale e responsabilizzare nel contempo gli enti locali, si è mantenuta in vita una struttura commissariale che da 14 anni si è dimostrata incapace di affrontare il problema, inoltre il Governo nomina una nuova pletora di subcommissari e quel che è più grave non indica una via d’uscita concreta, mentre le condivisibili proposte della Commissione Bicamerale Rifiuti attendono ancora risposte.

A Capodanno, i rifiuti campani sono andati ancora una volta in fiamme. Si sono rapidamente moltiplicati i roghi dell’immondizia accumulata lungo le strade di Napoli e degli altri comuni della regione. Gli interventi più impegnativi dei Vigili del Fuoco sono stati a Napoli, ma anche a Ischia, Pozzuoli, Afragola e Boscoreale.

E le discariche, o i siti dove stoccare i rifiuti, intanto non ci sono più. Gli unici siti rimasti sono esauriti da oltre dieci anni. Ma fa parte del “brancolare nel buio” tipico del Commissariato anche il riaprire, a turno, i siti esauriti. Così, succede quello che in nessun luogo del mondo civile succederebbe mai: la discarica del quartiere di Pianura, situata in pieno comune di Napoli, viene riaperta finchè non entrerà in funzione il termovalorizzatore di Acerra, ad inizio del 2009. Lo ha detto il prefetto di Napoli Pansa che non ha escluso che nell’invaso possano essere smaltiti anche rifiuti di altri comuni. I lavori a Pianura, nel sito dove nel 1996 è stato chiuso lo sversatoio che aveva servito la Campania per oltre 40 anni, sono iniziati nei giorni scorsi, con il presidio della polizia.

Da Bruxelles intanto arriva la notizia che la Commissione europea deciderà entro gennaio se portare avanti la procedura di infrazione aperta contro l’Italia lo scorso 27 giugno per la situazione dei rifiuti in Campania, inviando un parere motivato. Secondo il ministro per le Politiche europee, Emma Bonino, l’Italia è esposta al rischio di pesantissime sanzioni pecuniarie e l’immagine di tonnellate di rifiuti non può che minare la credibilità del piano di gestione dei rifiuti portato avanti fin qui: occorre quindi mettere in cantiere un programma di smaltimento nei prossimi giorni. Per Pansa Bruxelles è spaventata dalle immagini tv ma “non ci sono critiche per il nostro programma che non è saltato e va avanti”. Di quale programma si tratti, oltre al mettere rifiuti in luoghi che non ne possono più accogliere, non si capisce bene, neanche dal nuovo Piano Rifiuti elaborato dal commissariato.

In questo quadro desolante, restano sullo sfondo i roghi di rifiuti, spesso rifiuti urbani ammucchiati lungo le strade di campagna o di periferia solo per coprire rifiuti speciali che, con un traffico oramai storico gestito dalla malavita, arrivano da tutta l’Italia industrializzata. Ed è solo l’ennesimo allarme. A ricordarlo è Gennaro D´Amato, direttore di divisione delle Malattie respiratorie e allergiche dell´azienda ospedaliera Cardarelli di Napoli e segretario generale della Società italiana di malattie respiratorie. D’Amato ricorda non solo alla politica, ma soprattutto alla società civile, che cassonetti ed immondizia bruciati con emissioni di fumi, gas e polveri “hanno effetti infiammatori, talvolta anche devastanti, per l’apparato respiratorio”. E continua affermando che “ormai da molto tempo molti quartieri, sia centrali che periferici, delle città della Campania sono invasi da rifiuti composti in gran parte da sostanze organiche in decomposizione che emanano esalazioni malsane le quali aggrediscono l’apparato respiratorio dei passanti e di chi vive in vicinanza dei cumuli di immondizie. Tutti questi composti sono molto aggressivi per l’apparato respiratorio, soprattutto di bambini, ma anche di adulti, in particolare quelli che sono affetti da bronchite e da malattie allergiche respiratorie”.

Ancora una volta, quella che viene trattata come un’emergenza ambientale mostra la sua vera faccia, quella di vera e propria emergenza sanitaria. Su tutti i fronti. Va male anche la stampa ed i mass media che, sull’argomento, continuano a dichiarare che i roghi di rifiuti generano diossina. Non perché non sia vero, ma perché la diossina liberata è relativamente poca, rispetto alle vere cause dell’emergenza diossina campana (già, un’altra emergenza). Vere cause che vengono taciute e coperte dalla scusa dei roghi di rifiuti. I pericoli derivanti dai roghi sono ben altri, e sono tutti nelle sostanze che davvero vengono liberate in grandi quantità.

Si tratta di idrocarburi aromatici, biossido di carbonio, di azoto e di zolfo oltre a polveri di vario tipo. Il fumo e le sostanze che esso contiene stimolano l’insorgenza di infiammazioni dell’apparato respiratorio e, negli asmatici, di spasmi bronchiali che impediscono all’aria di raggiungere i polmoni, inducendo tosse spastica e fame d’aria. Quindi, anche se l’incendio dell’immondizia vuole essere, nella mente di chi appicca il fuoco, un tentativo di eliminare i rifiuti, diventa una nuova fonte di pericolo per tutti. Senza tirare in ballo una diossina le cui origini sono di tipo industriale e, fatalmente, derivanti da una mancata gestione del territorio che ha radici almeno trentennali.

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