Campanelli asiatici

22 agosto 2005.

Pubblicato su Reporter Associati, Criticalpoint, Nwo

Non è bastata la visita di Donald Rumsfeld a Bishkek, nel tentativo di riaffermare la posizione USA in Kirghizistan e, in generale, nell’area dell’Asia Centrale ex-sovietica. La visita, che ha toccato tutte le basi militari americane nel Paese, è avvenuta dopo che Kurmanbek Bakiyev, appena eletto Presidente della piccola ma strategica repubblica centroasiatica, ha dichiarato come prima cosa che “occorre riconsiderare la presenza delle basi americane sul territorio nazionale”. Si deve ricordare che tali basi sono state istituite come supporto alle operazioni militari in Afghanistan. Secondo Bakiyev ora possono essere eliminate, essendo “sotto controllo” la situazione nella regione.

In realtà, i leaders del blocco noto come SCO (Shanghai Cooperation Organization), durante il loro summit in Kazakhistan all’inizio del mese, erano stati molto precisi nel richiedere agli USA “to set a deadline for removing its troops from bases in Central Asia.”

Negli scorsi mesi una serie di “rivoluzioni” stranamente pacifiche e quasi tutte filoamericane, hanno fatto “cadere” i governi filorussi, di Ucraina, Georgia, Kirgizistan.
Dopo tali “rivoluzioni”, se si considerano le basi americane di supporto alle operazioni in Afghanistan, ci accorgiamo che tra Kazakhistan, Kirgizistan, Turkmenistan e Tajikistan ci sono in tutto già circa 100.000 militari americani, con mezzi terrestri ed aerei, disposti in pieno territorio ex sovietico, a ridosso della stessa Russia, ed a pochi chilometri dal confine cinese.

Non appare quindi assolutamente casuale la nascita, nello scorso giugno, dello SCO, trattato di cooperazione con lo scopo esplicito di contrastare il nuovo ordine mondiale imposto dagli USA e proporne uno alternativo. Sono entrati subito a far parte dello SCO Kyrgyzstan, Kazakhistan e Uzbekistan, poi Iran, India e Pakistan (solo con lo status di osservatori).

La nuova alleanza russo-cinese ha subito riproposto, secondo alcuni osservatori, un clima che per certi versi ricorda quello della guerra fredda nei confronti degli USA. Ovviamente il nocciolo della questione è la presenza militare americana in Asia, ora esplicitamente indesiderata.
Dall’altro lato, il “Times” di Londra ha scritto giorni fa che, con l’apparizione dello SCO sullo scenario geopolitico, “il grande gioco” della guerra fredda ricomincia.
In tale articolo, si sostiene che Russia e Cina cercano di essere protagoniste ed incrementare la propria influenza in Asia Centrale, a discapito di USA ed UE. Sono molte le voci che parlano già, in modo più o meno speculativo, di “nuovo great game”.

Anche Al-Jazeera riporta ed analizza quanto al momento l’amministrazione Bush, che ovviamente non ha alcuna intenzione di rimuovere le basi, stia soffrendo la nuova alleanza asiatica che progredisce sotto tutti i fronti, non ultimo il progetto di unione monetaria tra Russia e Bielorussia in fase di attuazione.
Intanto il nuovo blocco effettua dal 18 al 25 agosto delle esercitazioni militari congiunte russo-cinesi e non di nascosto, ma sotto gli occhi dei satelliti-spia americani, in modo da poter mostrare i muscoli pubblicamente. Di sicuro tali esercitazioni costituiscono un segnale tangibile del rafforzamento dell’alleanza tra Hu Jintao e Putin.
Nei prossimi mesi potremmo assistere ad una nuova contrapposizione diplomatica e politica tra USA ed il blocco asiatico. Il Nuovo Ordine Mondiale può attendere.

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