La nuova frontiera della sicurezza: il controllo delle conversazioni
25 agosto 2009
Pubblicato su Altrenotizie
Pare che sia l’ultima novità, in fatto di controllo degli spazi pubblici. Evidentemente non sono sufficienti i milioni di telecamere posizionate nelle strade di quasi tutte le città del mondo, comprese le nostre. Evidentemente il controllo va esteso, e non basta vedere i volti di coloro che salgono sui treni o prendono l’autobus. L’esperimento pilota, per ora, riguarda la città americana di Baltimora, dove la MTA, Maryland Transportation Administration, la società che gestisce i trasporti pubblici, ha richiesto tutte le autorizzazioni legali per poter installare microfoni atti a captare e registrare tutte le conversazioni di passeggeri e personale sui treni metropolitani e sugli autobus della città.

Nuova inquietante ipotesi sui 118 morti del sottomarino russo Kursk, affondato il 12 agosto 2000 ad oltre 100 metri di profondità nel Mare di Barents. In una intervista al giornale on line Svobodnaia pressa, successivamente ripresa dal quotidiano Komsomolskaia Pravda, il settantenne capitano di vascello in pensione, Aleksandr Leskov, ex comandante di un sottomarino nucleare, smonta la versione ufficiale, quella dell’esplosione accidentale di un siluro che avrebbe innescato una reazione a catena. Secondo Leskov, il Kursk potrebbe essere stato colpito per errore in fase di emersione dal fuoco amico, probabilmente due missili terra terra, nel corso delle esercitazioni navali russe durante le quali avvenne l’incidente. Un episodio ancora pieno di misteri, di non detti, di depistaggi e polemiche, in particolare sul ritardo nei soccorsi.
Nei giorni scorsi, con la sigla dell’accordo con la Turchia, il gasdotto italo-russo South Stream ha fatto un deciso passo avanti. Il progetto, lanciato nell’ambito dell’accordo Eni-Gazprom del 2006, prevede di portare gas russo verso l’Italia e verso i paesi dell’Europa centrale senza passare per l’Ucraina, che tanti scontri e incidenti ha avuto in passato con la Russia, ma attraversando il Mar Nero. Si tratta in sostanza della risposta congiunta, teorizzata a suo tempo da Tremonti e Scajola, dell’Italia e della Russia alla crisi ucraina del gas che investì l’Europa nell’inverno 2005/2006, e che s’integra con l’altro progetto russo, il North Stream, che collegherà la Russia con la Germania passando lungo il Mar Baltico.