Rifiuti, la pista rumena
29 maggio 2007.
Pubblicato su Altrenotizie e Carta.org
La dichiarazione rilasciata in conferenza stampa da Attila Korodi, ministro dell’ambiente romeno, è di quelle che non lasciano ombre di dubbio: “La Romania non stoccherà i rifiuti di Napoli.” Di fronte alle domande dei giornalisti, il ministro di Bucarest non ha problemi a motivare la scelta: “La Romania non ha nemmeno la capacità di stoccare correttamente i rifiuti che produce, quindi non riempiremo le nostre discariche con rifiuti provenienti da altri paesi”. Si potrebbe dire che le parole del ministro siano in leggero contrasto con quanto annunciato qualche ora prima dalle autorità italiane, che intendono risolvere l’emergenza campana inviando rifiuti all’estero, in particolare proprio in Romania. Come se non bastasse, Korodi aggiunge anche di “non aver ricevuto alcuna richiesta ufficiale da parte italiana” riguardo all’autorizzazione di tale trasporto”, proprio mentre dal ministero dell’Ambiente italiano si fa sapere che raccogliendo una richiesta di auto del sindaco Iervolino, una commissione tecnica si recherà nei prossimi giorni a Bucarest per esaminare la fattibilità della proposta italiana.

Sono durate pochi giorni le bocche cucite a palazzo Chigi. Una pericolosa situazione di stallo, con due lettere sulla scrivania del Presidente del Consiglio. Una è del commissario per l’emergenza rifiuti in Campania Bertolaso, e contiene le sue dimissioni. La seconda è del ministro dell’Ambiente, e in essa si difende la scelta di Macchia Soprana come discarica di emergenza. Ce n’è abbastanza per mettere in difficoltà un capo di governo: il ministero dell’Ambiente avanza una richiesta duramente contestata dalla Protezione Civile, la quale propone invece una soluzione a sua volta contestata dal ministero dell’Ambiente. Sono cose che succedono solo in Italia? Fatto sta che a proposito della Campania le strutture dello Stato deputate ad intervenire, come Protezione Civile ed il ministero dell’Ambiente, non hanno saputo concertare e trovare accordi, entrando addirittura in contrasto fino a ricorrere alla mediazione di Romano Prodi. Guido Bertolaso l’ha messa sul piano personale. Da sempre abituato a vincere, ad essere “l’eroe” che risolve i problemi, ha puntato i piedi, presentando qualcosa di simile ad un ricatto che suona pressappoco come un: “Se passa Macchia Soprana, io mi dimetto”. Per lui va bene la discarica a Valle della Masseria e non tollera gli animi infuocati della popolazione, dei sindaci e del ministero dell’Ambiente. Per Bertolaso questo non è ammissibile, Valle della Masseria l’ha scelta lui, e non accetta sconfitte.
Un giorno viene scoperto un luogo dove vengono depositati, senza nessuna garanzia di sicurezza, dei rifiuti industriali classificati come tossico-nocivi. Si trovano, per giunta, su un terreno agricolo, e dalle indagini scaturiscono una serie di arresti di elementi appartenenti ad un clan criminale organizzato. E’gravissimo per la nostra salute, ma è un qualcosa che, in un’Italia travolta dalle ecomafie, ci aspettiamo, che sappiamo essere possibile. Quando invece dalle indagini scaturiscono una serie di arresti che colpiscono non un clan mafioso, ma una giunta comunale, allora sta succedendo qualcosa che fa venire i brividi, qualcosa che è gravissimo non solo per la nostra salute, ma anche per quella delle nostre istituzioni locali. E’ successo a Montefiascone, in provincia di Viterbo, non in una delle regioni a tradizionale presenza mafiosa, ma nel Lazio settentrionale.
Che la situazione ambientale e sanitaria della Campania sia attualmente qualcosa di profondamente anomalo per l’intera Europa, è oramai noto anche al di fuori degli ambienti ecologisti, e su Altrenotizie ne stiamo parlando da oltre un anno. Anche che ci siano specifiche responsabilità istituzionali è oramai chiaro a tutti e non si può liquidare il problema addossando ogni causa alle mafie ecologiche. Quel che è preoccupante è semmai il tentativo di mettere un bavaglio a quelle migliaia di cittadini che hanno compreso il problema, che cercano di farsi sentire e di ottenere una soluzione definitiva al problema. Per questo motivo, la “Rete dei comitati campani per la difesa della salute e dell’ambiente” ha promosso, fin dallo scorso 21 aprile, una manifestazione nazionale, prevista per il 19 maggio a Napoli, per denunciare, come si legge nel comunicato stampa, “la crisi ambientale e sanitaria procurata dalla nociva gestione del ciclo dei rifiuti, dalle attuali forme di produzione dell’energia basate su processi di combustione, dalla realizzazione di grandi e meno grandi opere infrastrutturali”. La risposta è stata tra le più incredibili, di quelle che in un Paese civile non ci si aspetterebbe.
E’ stato firmato un contratto tra la Sogin e la francese Areva per il trattamento in Francia del combustibile nucleare italiano, un contratto dal valore commerciale di oltre 250 milioni di euro.