YouTube e la televisione di domani
24 marzo 2007
Pubblicato su Altrenotizie
La storia di YouTube inzia negli ultimi mesi del 2005, quando nasce come applicazione via web che permette agli utenti di scambiare filmati e garantirne un’ampia visibilità. Il successo è immediato: in pochi mesi inizia a viaggiare su una media di 9 milioni di visitatori al giorno. Il motivo del successo immediato è semplice: chiunque sia dotato di una telecamera digitale, può caricare i propri video sul server di YouTube e renderlo disponibile al pubblico, al mondo intero. Gli utenti, che oltre a usufruire del servizio spesso sono anche produttori di video, possono “valutare”, dare un voto a quel che osservano; in tal modo, possono selezionare i contenuti migliori. I contenuti con punteggi più alti, sono più visibili, più evidenziati.
In pratica, con l’esperimento di YouTube nasce un concetto nuovo: quello di palinsesti televisivi decisi dagli utenti, che oltre ad essere utenti sono anche produttori di contenuti televisivi.

La decisione dei leader dell’Unione Europea è di quelle che già stanno facendo discutere: con un accordo di principio, che spetterà ora alla Commissione europea precisare nelle sue concrete modalità attuative, entro il 2020, il 20% dell’energia consumata in Europa dovrà essere prodotta da fonti “pulite” (attualmente siamo al 7%), il 10% dovrà obbligatoriamente essere costituito da biocombustibili; inoltre, le emissioni di gas ad effetto serra dovranno essere ridotte del 20% rispetto ai livelli del 1990 ed i consumi energetici dovranno essere tagliati del 20%. Tutti i leader europei hanno salutato con entusiasmo l’accordo e qualche tono trionfalistico è stato assunto anche da alcune organizzazioni ecologiste, per quello che viene considerato un piccolo importante passo avanti nella giusta direzione. A prima vista.
Non si salvano neanche le Marche dall’essere pattumiera dei rifiuti tossici industriali del Nord. Secondo quanto scoperto dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Ancona, ci sono rifiuti provenienti soprattutto da Veneto e Lombardia e smaltiti illegalmente al ritmo di sei o sette camion al giorno. Dopo Campania, Puglia, Basilicata, basso Lazio e Abruzzo, con l’operazione “Arcobaleno”, coordinata dal sostituto procuratore di Pesaro Massimo Di Patria, viene alla luce anche lo scenario inquietante dell’Italia centrale. Secondo quanto emerso dalle indagini, fra il 2003 e il 2006, tonnellate di scarti di lavorazioni industriali, classificati come rifiuti speciali, tra i quali fanghi, bitume, amianto, vernici e altri materiali pericolosi per la salute, venivano avviati verso discariche o impianti non autorizzati dopo un semplice “lavaggio” con acqua. Con bolle di accompagnamento falsificate, relative a materiali di recupero industriale già trattati precedentemente.