Banlieues, un anno dopo
28 ottobre 2006.
Pubblicato su Altrenotizie
Nel pomeriggio del 27 ottobre 2005, a Clichy-sous-Bois, nella periferia parigina, due giovani, Bouna Traoré, 15 anni, e Zyed Benna, 17 anni, morirono fulminati nella cabina elettrica in cui si erano introdotti scavalcando una rete metallica. Un terzo, Muhittin Altun, 17 anni, sopravvissuto con gravi ferite, raccontò di essersi nascosto con i compagni nel trasformatore della centralina elettrica per sfuggire ai poliziotti dai quali pensava di essere inseguito. La reazione poco felice del ministro dell’Interno francese, che dichiarò “quella gente è feccia”, scatenò la rivolta, con centinaia di automobili incendiate, violenze, devastazioni e migliaia di arresti. Due notti fa una decina di uomini a volto coperto ed armati hanno attaccato un autobus a Bagnolet, nel dipartimento Seine-Saint-Denis, a nord di Parigi. Hanno fatto scendere i passeggeri e gli hanno dato fuoco.

Un avviso di garanzia dietro l’altro, anni di sequestri giudiziari, sempre per irregolarità di gestione. Questo l’attuale bilancio del commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti a Napoli. Nei due anni di commissariato del prefetto Catenacci, tutte le fasi gravi di emergenza sono avvenute a causa del fermo di almeno un impianto, o per manutenzione straordinaria, o per irregolarità. In luglio l’avviso di garanzia direttamente per Catenacci, dopo l’incendio nel impianto CDR (Combustibile derivato dai rifiuti) di Tufino (NA). Avviso di garanzia non per irregolarità di gestione, come avvenne anni fa alla discarica di Parco Saurino, nei pressi di Capua, ma per incendio doloso. Catenacci presentò le sue dimissioni. Ci vollero l’insistenza e le dichiarazioni di fiducia, da parte del capo del Dipartimento della protezione civile della presidenza del Consiglio dei Ministri, Guido Bertolaso, per convincere il prefetto a ritirare le dimissioni e restare al proprio posto. Poi, una settimana fa, il nuovo avviso di garanzia, le nuove dimissioni, e l’assunzione ad interim dell’incarico da parte dello stesso Bertolaso.
E’ una Napoli che sembra essersi arresa, quella che si vede in questi giorni di nuova fase alta di emergenza rifiuti. Anche stavolta, al primo intoppo degli impianti di smaltimento, non c’è più un solo luogo a disposizione dove portare i rifiuti solidi urbani. La raccolta dai cassonetti è continuata per un po’, ma ovviamente fino alla saturazione completa delle aree di stoccaggio, delle isole ecologiche e perfino dei mezzi stessi, che ora attendono in fila di essere vuotati. Due giorni, è non è stato neanche più possibile raccogliere i rifiuti urbani dalle strade della città e della fascia dei comuni della provincia. Così, quella Napoli da cartolina e da turisti che in tanti, a livello istituzionale, cercano ancora di mostrare, resta sepolta sotto i suoi stessi rifiuti solidi urbani. Proprio mentre Guido Bertolaso, il capo della Protezione Civile, scende in campo al posto del prefetto Corrado Catenacci, per due anni commissario di Governo per l’emergenza rifiuti che dura da 1994 e che ha assunto le caratteristiche di un caos-rifiuti stabile, piuttosto che di un’emergenza.