I veleni di Taranto

Postato il November 7th, 2009 in ambiente da alex

5 novembre 2009

Pubblicato su Altrenotizie.
Novecentotrentunomila metri quadri. Potrebbe essere la superficie di un centro abitato, o di una grande area boschiva. Invece è la grandezza dell’area, di cui una parte in concessione demaniale, sequestrata dalla Guardia di Finanza di Taranto all’interno del porto mercantile della città pugliese, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Il provvedimento reca la firma del procuratore della Repubblica, Franco Sebastio, e dal procuratore aggiunto, Pietro Argentino. Il motivo? In quest’area così ampia erano stati stoccati rifiuti speciali sia solidi sia liquidi, senza le dovute autorizzazioni, soprattutto senza le dovute precauzioni per la salute. Tre persone sono state denunciate.

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Portovesme, fluoro nell’aria

Postato il September 29th, 2009 in ambiente, Italia da alex

27 settembre 2009

Pubblicato su Altrenotizie

Dai primi di settembre, per la precisione attorno al 9, lo stabilimento di produzione di alluminio primario della multinazionale Alcoa, situato in Sardegna tra Portovesme, Portoscuso e Parinigianu, ha avuto una serie di incidenti a catena che hanno provocato una grave fuoriuscita di fluoro. La perdita di gas, tossico, ha generato una nube che ha reso l’aria irrespirabile. Le emissioni incontrollate, in cui al fluoro sono associate altre sostanze inquinanti non ancora identificate, spinte dai venti, si sono dirette verso l’abitato di Portoscuso.

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Rifiuti inglesi a spasso per il Brasile

Postato il July 23rd, 2009 in ambiente da alex

22 luglio 2009

Pubblicato su Altrenotizie

Se qualcuno si chiede cosa ne faccia una nazione industrializzata come la Gran Bretagna dei propri rifiuti industriali pericolosi, può trovare risposta molto lontano dall’Europa: in Brasile, dove sono state scoperte oltre 1.400 tonnellate di rifiuti tossici stipati illegalmente in 90 containers, arrivati da Felixstowe, in Inghilterra, nel porto di Santos e in altri due scali nello Stato meridionale del Rio Grande do Sul. Il materiale, il cui trasporto è avvenuto in modo illecito e non dichiarato, consiste in rifiuti ospedalieri, tra cui sacchetti pieni di sangue, siringhe, pannolini e preservativi, e rifiuti elettrici, come batterie. Dopo questa scoperta, altri rifiuti ospedalieri sono stati trovati nel porto inglese, pronti all’imbarco. I funzionari dell’Agenzia per l’Ambiente brasiliana (Ibama) hanno commentato questa scoperta con toni molto aspri e degni di un vero incidente diplomatico, specificando che Brasilia non è disposta ad accogliere “la spazzatura del mondo” e che il Regno Unito se la deve riportare via, visto ha violato la normativa internazionale in materia di esportazione di rifiuti che entrambi le nazioni hanno firmato nel 1992.

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Ecomafia 2009: l’Italia arretra, i clan avanzano

Postato il March 18th, 2009 in ambiente da alex

16 marzo 2009.

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E’ stato pubblicato il “Rapporto Ecomafie” di Legambiente, dossier annuale sui crimini ambientali in Italia. Dai numeri pubblicati si evince con estrema chiarezza che non solo le ecomafie italiane godono di ottima salute ma anche che, nonostante le tante campagne ed azioni contro di esse, aumentano il loro raggio d’azione. Infatti, sono aumentati del 27,3% i reati contro l’ambiente per un giro d’affari da 18 miliardi e 400 milioni di euro per i clan delle ecomafie, un quinto del totale annuo del business delle mafie. Un sistema ed un mercato eco-criminale che conta tre reati ogni ora con illeciti accertati nei cicli del cemento, dei rifiuti, e non ultimo un incremento di incendi boschivi dolosi. In pratica, i numeri dell’illegalità ambientale sono ogni anno più impressionanti: 83 reati contro l’ambiente al giorno, gli illeciti accertati dalle forze dell’ordine nel corso del 2007 sono 30.124, le persone denunciate 22.069, con un incremento del 9,7%; i sequestri effettuati 9.074 (più 19% rispetto al 2006).

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USA, un brutto ambiente

Postato il November 4th, 2008 in ambiente da alex

1 novembre 2008

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Tra i paesi non aderenti al Protocollo di Kyoto figurano gli USA, cioè quel Paese che da solo è responsabile del 36,2% del totale delle emissioni. Eppure, l’11 dicembre 1997, alla fine della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, tenuta nella città giapponese, il presidente Bill Clinton aveva firmato il Protocollo ed aveva poi confermato l’adesione durante gli ultimi mesi del suo mandato. George W. Bush, poco tempo dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, come uno dei primi atti della sua amministrazione, ritirò l’adesione inizialmente sottoscritta. Erano gli anni di una delle più famose frasi negativamente celebri di Bush: “Lo stile di vita non è negoziabile”. La scusa addotta dall’Amministrazione Bush fu il ritenere non provata la relazione tra emissioni di CO2 e riscaldamento globale; in seguito da Washington hanno aggiustato il tiro, dichiarando come motivazione la perdita di competitività dovuta ai costi necessari per ridurre le emissioni di anidride carbonica rispetto a Cina ed India, che invece non sono obbligate dal protocollo a limitare le proprie emissioni in quanto Paesi Emergenti.

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