I veleni di Taranto
5 novembre 2009
Pubblicato su Altrenotizie.
Novecentotrentunomila metri quadri. Potrebbe essere la superficie di un centro abitato, o di una grande area boschiva. Invece è la grandezza dell’area, di cui una parte in concessione demaniale, sequestrata dalla Guardia di Finanza di Taranto all’interno del porto mercantile della città pugliese, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Il provvedimento reca la firma del procuratore della Repubblica, Franco Sebastio, e dal procuratore aggiunto, Pietro Argentino. Il motivo? In quest’area così ampia erano stati stoccati rifiuti speciali sia solidi sia liquidi, senza le dovute autorizzazioni, soprattutto senza le dovute precauzioni per la salute. Tre persone sono state denunciate.

Se qualcuno si chiede cosa ne faccia una nazione industrializzata come la Gran Bretagna dei propri rifiuti industriali pericolosi, può trovare risposta molto lontano dall’Europa: in Brasile, dove sono state scoperte oltre 1.400 tonnellate di rifiuti tossici stipati illegalmente in 90 containers, arrivati da Felixstowe, in Inghilterra, nel porto di Santos e in altri due scali nello Stato meridionale del Rio Grande do Sul. Il materiale, il cui trasporto è avvenuto in modo illecito e non dichiarato, consiste in rifiuti ospedalieri, tra cui sacchetti pieni di sangue, siringhe, pannolini e preservativi, e rifiuti elettrici, come batterie. Dopo questa scoperta, altri rifiuti ospedalieri sono stati trovati nel porto inglese, pronti all’imbarco. I funzionari dell’Agenzia per l’Ambiente brasiliana (Ibama) hanno commentato questa scoperta con toni molto aspri e degni di un vero incidente diplomatico, specificando che Brasilia non è disposta ad accogliere “la spazzatura del mondo” e che il Regno Unito se la deve riportare via, visto ha violato la normativa internazionale in materia di esportazione di rifiuti che entrambi le nazioni hanno firmato nel 1992.