Lo stillicidio nucleare francese

25 luglio 2008

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Sembra uno stillicidio di guasti, incidenti, errori. Ma quando uno stillicidio diventa continuo, significa che c’è qualcosa che non va nell’organizzazione dell’intero sistema. Ed il sistema in questione è quello della produzione energetica francese attraverso i reattori nucleari. Dopo la perdita di Uranio a Tricasin dell’8 luglio scorso, dieci giorni dopo è toccato all’impianto di fabbricazione di combustibili nucleari Fcbc a Romans sur Isere subire un incidente: la rottura di una canalizzazione sotterranea ha fatto fuoriuscire dei liquidi di scarto che contengono uranio. L’annuncio è stato dato dall’Agenzia di sicurezza nucleare (Asn), che ha naturalmente sottolineato, come succede sempre in questi casi, che non c’è “alcun impatto per l’ambiente”. Strano, poiché gli stessi tecnici dell’Asn, dopo un sopralluogo, hanno riferito che “la rottura della canalizzazione sotterranea risalirebbe, secondo il gestore, a molti anni fa”, mentre sono state prese “delle misure correttive destinate a proteggere la zona contro le eventuali intemperie”.
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Francia Nucleare: fuga di uranio nei pressi di Avignone

13 luglio 2008

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Dopo la Spagna, il nucleare fa ancora gravi danni. Stavolta in Francia, ad appena 40 Km da Avignone. La sera di martedì 8 luglio, l’agenzia per la sicurezza nucleare francese (Asn) ha comunicato che trenta metri cubi di una soluzione contenente 12 grammi d’uranio per litro si sono riversati in due fiumi, il La Gaffière e L’Auzon, dal sito nucleare di Tricastin a Bollene, nel dipartimento di Vaucluse. La fuoriuscita si è verificata durante le operazioni di pulitura di una cisterna della centrale: i trentamila litri di liquido fortemente contaminato da uranio, sono finiti al suolo e si sono riversati in un canale adiacente, che li ha poi riversati nei fiumi. In totale, con quei 30.000 litri, sono finiti nell’ambiente ben 360 chilogrammi di uranio. Troppi. Nonostante questo, secondo l’agenzia i rischi per la popolazione sono “minimi”. Con la differenza che rispetto agli incidenti precedenti, qui è entrata in gioco una quantità di materiale radioattivo che non può affatto avere rischi minimi.
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I misteri di Chinon

2 settembre 2007.

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In tre anni si sono suicidati sei dipendenti della centrale nucleare EDF di Chinon, in Francia. Il Paese transalpino si interroga su questa inquietante serie di suicidi a catena. L’ultimo suicidio, ha portato alla ribalta a livello nazionale il caso. Lavoratori che si sono dati la morte, appartenenti a categorie diverse, che vanno dal tecnico Dominique Peutevinck, fino ad un quadro 50enne, con un incarico di alta responsabilità nella conduzione del reattore. È stato proprio il suicidio del quadro, avvenuto il 27 febbraio scorso, a far riaprire il caso del suicidio di Peutevinck, risalente all’agosto 2004. Per lui, il Tribunale degli Affari di sicurezza sociale di Tours, al termine di una causa che vede contrapposta la famiglia del defunto alla EDF, ha deliberato che l’atto suicida vada considerato come risultante di una malattia professionale. EDF ha già fatto ricorso contro tale sentenza. Fatto sta, che quasi tutti i lavoratori suicidi hanno compiuto il loro gesto estremo dentro la centrale, sul luogo di lavoro.
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Francia: il colonialismo non muore

3 agosto 2007

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Liberate le infermiere bulgare e il medico palestinese, il presidente francese Nicolas Sarkozy si è affrettato a recarsi in Libia per firmare un accordo commerciale. La Francia si è dichiarata disponibile a fornire un reattore nucleare per la potabilizzazione dell’acqua di mare. Ma a fremere non è solo la diplomazia di Parigi: alla volta di Tripoli è partito anche il viceministro degli esteri britannico, Kim Howells, mentre il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, spera di poterci andare presto. La Libia possiede grandi giacimenti di petrolio e di gas, cosa che le permetterebbe di diventare un Paese “appetibile” a quelle stesse diplomazie occidentali che l’hanno isolata qualche decennio fa. Così, durante la visita ufficiale francese, il presidente Sarkozy ed il premier libico Gheddafi hanno firmato un un memorandum di intesa per la cooperazione in un progetto di energia nucleare, secondo quanto annunciato da un portavoce del governo francese. “L’obiettivo è di collaborare per lavorare all’installazione di un reattore nucleare in Libia finalizzato alla desalinizzazione dell’acqua del mare ed alla fornitura di acqua potabile”, ha detto lo stesso portavoce.
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La terza generazione di Normandia

14 aprile 2007

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La Gazzetta Ufficiale della Repubblica Francese ha pubblicato quel che già da settimane si attendeva: il decreto che autorizza il colosso elettrico d’oltralpe EDF a costruire il suo reattore nucleare di terza generazione “EPR” a Flamanville, in Normandia, progetto nel quale è coinvolta anche ENEL. Dopo il via libera dell’Autorità di sicurezza del nucleare e del ministero della sanità, “nulla si opponeva più alla firma del decreto”, ha dichiarato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Thiery Breton, al quotidiano Les Echos. I dubbi sul progetto riguardano però la sua ubicazione: occuperà infatti 120 ettari di terreno, a ridosso delle scogliere del Cotentin: una zona direttamente affacciata sull’Atlantico, soggetta spesso a bufere e mareggiate.
Altri dubbi vengono dal fatto che la pubblicazione del decreto avviene all’indomani dell’incidente nucleare di Dampierre, avvenuto lo scorso 9 aprile nel Loiret, dipartimento francese della regione Centro. Il comunicato dell’Autorità di sicurezza nucleare (ASN), sostiene essersi verificato un incidente sul reattore numero 3 della centrale nucleare gestita dalla stessa EDF e sottolinea che è stato provocato “da un abbassamento dell’energia elettrica”.

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