Radio Vaticana: la Cassazione riapre il processo

15 maggio 2008.

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La Terza sezione penale della Cassazione ha annullato le sentenze di appello che avevano archiviato lo scorso giugno il caso giudiziario italiano più clamoroso in materia di elettrosmog, quello intentato contro Radio Vaticana. L’emittente d’oltretevere è stata accusata per molti anni per i suoi impianti situati tra Roma e Bracciano, nella zona di Cesano ed Anguillara, un’area che secondo numerosi abitanti, ed anche secondo molte misurazioni effettuate sul territorio, è sottoposta ad inquinamento elettromagnetico provocato proprio dagli impianti, dotati di particolare potenza per quanto riguarda le emissioni di onde elettromagnetiche. La Corte d’Appello di Roma lo scorso giugno aveva assolto padre Pasquale Borgomeo, direttore dell’emittente, e padre Roberto Tucci, presidente del comitato di gestione della Radio Vaticana. Secondo la Cassazione, però, l’assoluzione non è legittima e dunque il caso va riportato alla Corte d’Appello, con l’indicazione della validità dei ricorsi presentati dalle parti civili che si erano costituite, nonché dalla Procura generale di Roma.
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Annullata la pena di morte per Mumia Abu-Jamal

28 marzo 2008

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La notizia, per chi ha memoria, è di quelle che potrebbero lasciare il segno: la corte d’appello federale degli Stati Uniti, a quanto ci risulta per la prima volta, fornisce un segno di speranza per Mumia Abu-Jamal, annullando la condanna a morte del giornalista radiofonico afroamericano il cui caso è da oltre venti anni una bandiera per il movimento internazionale contro la pena capitale. Sia chiaro: Abu-Jamal non ha affatto ottenuto una grazia. I tre giudici della Corte d’appello del Terzo circuito hanno ritenuto valido il suo verdetto di colpevolezza per l’uccisione di un poliziotto. Questo significa che lo stato della Pennsylvania, che ha la competenza territoriale del suo caso, può decidere di commutare la pena in ergastolo, oppure riaprire un procedimento entro 180 giorni per stabilire se Abu Jamal dovrà essere condannato a morte o al carcere a vita. In pratica, si apre la possibilità di celebrare un nuovo processo che potrebbe concludersi con una diversa sentenza.
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L’attacco alla fauna selvatica italiana

3 novembre 2007

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C’è un indagato per la morte dei tre orsi e dei due lupi avvelenati nel Parco nazionale d’Abruzzo nel settembre scorso. La procura di Avezzano ha emesso cinque avvisi di garanzia nei confronti di allevatori del posto. Proprio in seguito a questo atto formale sono partite le perquisizioni nelle abitazioni e nelle aziende dei cinque indagati, una a Pescasseroli (L’Aquila) e altre quattro nella Marsica. Gli inquirenti hanno cercato veleni e pesticidi utilizzati per contaminare la carne di capra che ha poi ucciso gli animali. Gli interrogatori dei giorni scorsi sono serviti a raccogliere elementi giudicati utili alle indagini. Alcuni degli indagati sembra avessero dei contenziosi in corso con il Parco. Al termine delle perquisizioni nei cinque allevamenti, il proprietario di una di queste imprese è stato iscritto nel registro degli indagati, dopo che le forze dell’ordine avevano controllato la sua abitazione, l’esercizio commerciale e la stalla. L’accusa è quella di uccisione di animali, violazioni della legge quadro aree protette e delle norme per la protezione della fauna selvatica.
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Il marketing di confindustria

15 settembre 2007

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In Italia a volte c’è da meravigliarsi non solo per le cose che succedono, ma anche per le reazioni che le cose suscitano. Così, può apparire strano che l’ultima mossa di marketing di Luca Cordero di Montezemolo abbia ottenuto tanti consensi sia dal mondo politico che dalla società civile. Al “fuori da Confindustria gli imprenditori che pagano il pizzo” il plauso è stato quasi unanime: dopo decenni nei quali politica e imprenditoria si sono battuti per convincere il mondo che la mafia non esiste, finalmente Confindustria prende una posizione netta. Ma è davvero una posizione così netta? Leggendo tra le righe, non sembra. A ricordarlo è praticamente l’unica voce di dissenso che si leva dall’interno del mondo imprenditoriale, quella di Filippo Callipo, presidente della Confindustria calabrese fino all’anno scorso, quando decise di lasciare l’incarico perché si era ritrovato da solo a denunciare il racket in Calabria. “Se continuo a denunciare quello che gli altri non vogliono mai denunciare – dichiarò al momento dell’addio – finirà che mi prenderanno per pazzo”. Partiamo da un assunto molto semplice: un imprenditore taglieggiato, che fino ad oggi non si è mai opposto all’estorsione, magari per paura, ammetterà mai di pagare il pizzo? E chi di costoro deciderà che, pur di rimanere in Confindustria, è il caso di non pagare più e di guadagnarsi magari una bomba per sé ed una per la propria azienda?
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Omicidio Alpi-Hrovatin: chiesta l’archiviazione

13 luglio 2007

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La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta bis sulla tragica morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in Somalia. Un inchiesta avviata dopo il primo procedimento, che si è concluso con la condanna a 26 anni di reclusione per il giovane somalo Hashi Omar Hassan. Il PM romano Franco Ionta specifica che la richiesta di archiviazione nasce “dall’impossibilità di identificare i responsabili degli omicidi”. Il duplice omicidio avvenne a Mogadiscio, in Somalia, il 20 marzo 1994. La Toyota su cui viaggiano i due inviati fu colpita dal fuoco sparato dalle armi di almeno sette miliziani. I due giornalisti erano in Somalia per seguire la missione “Restore Hope”, dove erano impegnati militari italiani. Fin da subito, per il duplice omicidio, fu ipotizzato un legame con i fatti e le attività scottanti di cui erano venuti a conoscenza Ilaria Alpi e Hrovatin, soprattutto in relazione a traffici illeciti di rifiuti nocivi e radioattivi, il cui pagamento per i somali non era in denaro ma in armi.

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