I luoghi comuni del nucleare in Italia

11 marzo 2009

pubblicato su Altrenotizie

Dopo la firma dell’accordo italo-francese per la costruzione di centrali nucleari in Italia, è subito iniziata la propaganda, politica ma anche industriale, per portare l’opinione pubblica verso l’accettazione del nucleare. Le principali ragioni del “partito del sì” al nucleare sono piuttosto deboli e fondate su imprecisioni. Inoltre, vengono sempre raccontate senza fornire i dati ufficiali dei bilanci energetici nazionali degli ultimi anni, giocando sul fatto che l’italiano medio non sa quanta energia viene prodotta in Italia, e quanta ne viene consumata.
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Nucleare: un’altra tappa dell’invasione francese

1 marzo 2009.

Pubblicato su Altrenotizie

Berlusconi non ha dubbi e formalizza il ritorno del nucleare in Italia, illustrando l’accordo di cooperazione energetica siglato con il presidente francese Nicolas Sarkozy. E l’inquilino dell’Eliseo immediatamente conferma, offrendo all’Italia “collaborazione piena ed illimitata”. E’ il primo passo di “una politica nucleare comune tra Italia e Francia in una prospettiva paritetica e di lungo periodo”, sottolinea Berlusconi, spiegando che l’Italia collaborerà alla realizzazione di altre centrali nucleari in Francia e in altri Paesi e costruirà centrali nucleari anche sul proprio territorio. Centrali che, come raccontato più volte su queste pagine, l’Italia non è in grado di costruire da sola. Infatti Berlusconi afferma anche che la Francia “ci ha messo a disposizione il suo know-how”, un insieme di conoscenze che l’Italia ha perso dopo il 1987 e che, anche per il nucleare, la rende fatalmente dipendente dall’estero.
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Nucleare italiano, tra miopia e fantascienza

10 febbraio 2009

Pubblicato su Altrenotizie e Carta

Berlusconi ritorna a parlare di nucleare in Italia, affermando che bisogna iniziare a lavorare per il futuro in maniera seria. Per Berlusconi, infatti, “il nucleare è il futuro, il combustibile fossile è qualcosa che va a finire”. Il sottinteso politico è chiaro: accelerare verso il finanziamento di centrali nucleari, ignorare volutamente le rinnovabili. Il premier l’ha dichiarato a proposito di alcune affermazioni sulla questione Gazprom e il gas russo: dopo la recente crisi con l’Ucraina, secondo Berlusconi l’Italia deve “andare avanti nella direzione della differenziazione delle fonti” e deve “iniziare per il futuro con il nucleare in maniera seria”. I reattori nucleari proposti per il piano italiano sono quelli di tipo EPR, come quelli in costruzione in Finlandia, a Olikuloto. In questi giorni, le multinazionali dell’energia E.On e Rwe hanno dichiarato l’interesse a ricostruire 4 impianti per il governo inglese, come spiega Giuseppe Onufrio di Greenpeace in una recente intervista, ma sembra che i reattori non saranno EPR.
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I passi indietro dell’Europa nucleare

23 novembre 2008

Pubblicato su Altrenotizie

L’Europa nucleare si muove, in questi giorni, in direzione diametralmente opposta rispetto a quella italiana. Il sito della centrale nucleare di Zwentendorf, una cinquantina di chilometri a ovest di Vienna, verrà convertita per produrre energia solare. Il 5 novembre 1978 la popolazione decise, con un referendum, di rendere inattivo il reattore. Poi, nel 1999, la rinuncia all’energia nucleare venne direttamente inserita nella Costituzione. Ma di certo l’Austria non spende soldi per un lungo e difficile decomissioning, che comporta il solo smantellamento della centrale: tra qualche mese, le facciate della centrale, il tetto, parte dei 14 ettari adiacenti saranno ricoperti di pannelli solari, per una capacità totale di 730 megawatt. In tal modo, la centrale ex-nucleare di Zwentendorf contribuirà allo sviluppo delle fonti rinnovabili e servirà a colmare il ritardo dell´Austria rispetto agli obiettivi di Kyoto. In Italia invece si sta seguendo un percorso all´inverso: si preferisce tornare al nucleare e si alza la voce contro l’Europa quando ci ricorda gli impegni presi per la riduzione delle emissioni.
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Arriva l’Agenzia Nucleare

14 ottobre 2008

Pubblicato su Altrenotizie

Con il “ddl sviluppo”, sottoposto in questi giorni al voto della commissione Attività produttive della Camera e all’esame dell’aula di Montecitorio a partire dal prossimo giovedì, torna l’Agenzia per la sicurezza nucleare. Torna attraverso un emendamento presentato dal governo e depositato dal viceministro dello Sviluppo economico Adolfo Urso, così come già anticipato dal relatore Enzo Raisi. Scompare quindi l’ipotesi della delega per definire profilo e modalità d’istituzione dell’organismo. L’agenzia è la sola autorità nazionale responsabile per la sicurezza e la salvaguardia nucleare. Sarà un organo collegiale composto dal Presidente e da quattro componenti. Il presidente è di nomina del presidente del Consiglio, due componenti sono designati dal ministero dello Sviluppo e due dal ministero dell’Ambiente.
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