Cosa brucerà l’inceneritore di Acerra?

4 aprile 2009.

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All’indomani dello spot politico-elettorale del governo Berlusconi, consistente nel dare enfasi all’apertura dell’inceneritore di Acerra, sono rimasti i dubbi circa il fatto che quell’impianto abbia davvero “traghettato la Campania nella modernità“. A parte ogni discussione, speculativa o meno, su quanta modernità ci sia in una macchina a vapore – poiché un inceneritore in fin dei conti è semplicemente una macchina a vapore, con tanto di odore ottocentesco, piuttosto che da terzo millennio – restano sul terreno i problemi derivanti dal disastro ambientale avvenuto in Campania. E quando si dice “sul terreno”, ci si riferisce ai milioni di tonnellate di “ecoballe” prodotte per anni senza poter essere eliminate, e talmente irregolari da non poter essere bruciate da nessuna parte. Ma l’impianto di Acerra, questo è il maggiore timore di chi ci abita a poca distanza, cosa brucerà? Sarà mica usato per bruciare quelle ecoballe?
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Ecomafia 2009: l’Italia arretra, i clan avanzano

16 marzo 2009.

Pubblicato su Altrenotizie

E’ stato pubblicato il “Rapporto Ecomafie” di Legambiente, dossier annuale sui crimini ambientali in Italia. Dai numeri pubblicati si evince con estrema chiarezza che non solo le ecomafie italiane godono di ottima salute ma anche che, nonostante le tante campagne ed azioni contro di esse, aumentano il loro raggio d’azione. Infatti, sono aumentati del 27,3% i reati contro l’ambiente per un giro d’affari da 18 miliardi e 400 milioni di euro per i clan delle ecomafie, un quinto del totale annuo del business delle mafie. Un sistema ed un mercato eco-criminale che conta tre reati ogni ora con illeciti accertati nei cicli del cemento, dei rifiuti, e non ultimo un incremento di incendi boschivi dolosi. In pratica, i numeri dell’illegalità ambientale sono ogni anno più impressionanti: 83 reati contro l’ambiente al giorno, gli illeciti accertati dalle forze dell’ordine nel corso del 2007 sono 30.124, le persone denunciate 22.069, con un incremento del 9,7%; i sequestri effettuati 9.074 (più 19% rispetto al 2006).
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I luoghi comuni del nucleare in Italia

11 marzo 2009

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Dopo la firma dell’accordo italo-francese per la costruzione di centrali nucleari in Italia, è subito iniziata la propaganda, politica ma anche industriale, per portare l’opinione pubblica verso l’accettazione del nucleare. Le principali ragioni del “partito del sì” al nucleare sono piuttosto deboli e fondate su imprecisioni. Inoltre, vengono sempre raccontate senza fornire i dati ufficiali dei bilanci energetici nazionali degli ultimi anni, giocando sul fatto che l’italiano medio non sa quanta energia viene prodotta in Italia, e quanta ne viene consumata.
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Nucleare: un’altra tappa dell’invasione francese

1 marzo 2009.

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Berlusconi non ha dubbi e formalizza il ritorno del nucleare in Italia, illustrando l’accordo di cooperazione energetica siglato con il presidente francese Nicolas Sarkozy. E l’inquilino dell’Eliseo immediatamente conferma, offrendo all’Italia “collaborazione piena ed illimitata”. E’ il primo passo di “una politica nucleare comune tra Italia e Francia in una prospettiva paritetica e di lungo periodo”, sottolinea Berlusconi, spiegando che l’Italia collaborerà alla realizzazione di altre centrali nucleari in Francia e in altri Paesi e costruirà centrali nucleari anche sul proprio territorio. Centrali che, come raccontato più volte su queste pagine, l’Italia non è in grado di costruire da sola. Infatti Berlusconi afferma anche che la Francia “ci ha messo a disposizione il suo know-how”, un insieme di conoscenze che l’Italia ha perso dopo il 1987 e che, anche per il nucleare, la rende fatalmente dipendente dall’estero.
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Pacchetto sicurezza: c’è dentro il bavaglio per il web

15 febbraio 2009

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Nel disegno di legge 733, il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, c’è un punto importante che riguarda il futuro della rete in Italia. Sotto forma di un emendamento, inserito dal senatore Gianpiero D’Alia (UDC), s’introduce nel DDL l’articolo 50-bis, “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”. Il primo comma dell’articolo voluto da D’Alia, nella sua versione originale, recitava: “Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.” Cerchiamo di capire che vuol dire tutto ciò.
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